“A Friday ritual. A single photo – no words – capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.”
Words and Inspiration By Amanda and many others…
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E’ un periodo che sono di poche parole, faccio un po’ fatica a mettere nero su bianco le giornate imprevedibili e non che capitano avendo due bambini, non riesco ad aggiornare il blog come vorrei, non riesco a mantenere i ritmi dei miei bimbi anche perchè le giornate sono lunghe e stancanti e quindi mi aggrappo alle immagini e sfrutto la tecnologia.
La giornata all’acquario di Genova l’ho raccontata in un post, una foto, una sola, per raccontare quello che gli occhi di Edo hanno visto, l’incanto e la sopresa di scoprire un mondo animale anche sott’acqua. Ma la giornata a Genova è stata anche l’incursione nella “Città dei bambini e dei ragazzi” in cui ha potuto sfogarsi e dare gioco alla sua creatività e anche per certi versi precisione costruendo il muro di cinta della sua casetta.
Non me ne sono dimenticato, c’era anche Vick, ma per lui al momento la gioia più grande è il suo fratellone, lo cerca in continuazione e i sorrisi più grandi e più amorevoli sono solo per lui.
“A Friday ritual. A single photo – no words – capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.”
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Photo by Edo Il posto scelto per la sua prima partita allo stadio non è stato sicuramente il migliore che potessi prendere, prima fila secondo anello arancio, visione campo stile carcere, ma era comodo visto che per gli under 7 … Continua a leggere
Da quando è successo ho in mente un’immagine, l’immagine di un ragazzo che rispetto ai suoi coetanei ricorderà sempre il nome di un giovane calciatore morto su un campo correndo dietro a una palla e inseguendo il suo sogno. E lo ricorderà perché associato alla sua prima volta allo stadio a vedere una partita di calcio.
Sabato (14.04.12) eravamo tutti emozionati e contenti di essere già dentro S.Siro, tutto era filato liscio, evitata la pioggia incombente e biglietto ritirato senza nemmeno fare coda, la prima volta di Edo allo stadio, non so dire chi dei due fosse più emozionato, ammetto di aver sempre pensato a questa prima volta da quando ho saputo che aspettavamo un maschietto incrociando questo sogno con i miei ricordi di bambino a S.Siro con mio papà. Eravamo appoggiati alla balaustra a guardare il riscaldamento dei giocatori del Milan e le domande erano subito iniziate a raffica. Poi all’improvviso l’annuncio dell’altoparlante, la partita era annullata, un tragico evento si intrecciava con la prima volta di Edo allo stadio. Ammetto in quel momento la mia delusione, un attimo ma c’è stato.
E adesso come spiego a un bambino di 4 anni che ce ne dobbiamo tornare a casa senza vedere la partita? Non sapevo bene come e cosa dire e alla fine ho deciso per la semplice verità: sinceramente non credo abbia compreso fino in fondo quanto successo, ma in ogni caso ho cercato di non inventare nulla. La delusione nei sui occhi c’era e per questo abbiamo deciso di riprovarci prima della giornata di recupero e così Domenica eravamo nuovamente allo stadio (ma questa è un altra storia). La storia di questo post invece è la storia di uno strano incrocio del destino.
Da leggere ascoltando Mario Venuti in “Quello che ci manca”
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Qualche dubbio sul fatto che sono fratelli? Buona Pasqua “A Friday ritual. A single photo – no words – capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.” Words … Continua a leggere
Forse è proprio vero che i bimbi si adattano molto meglio di noi e soprattutto non hanno barriere mentali per partire con il piede sbagliato verso quelli che sono i cambiamenti. Il cambiamento ci destabilizza, tutto ciò che ci sposta dalle nostre abitudini crea caos, a volte basta poco, l’ufficio che avevi sotto a casa tra qualche mese non sarà più così, ma bensì dentro a una Fiera, il capo cambia e via con pensieri catastrofici anche se magari ci litigavi tutti i giorni.
Qualche Sabato fa siamo andati con Edo a visitare la nuova scuola, la scuola dei grandi. La chiusura del nostro amato asilo ci aveva destabilizzato non poco, a noi. Edo ci ha messo 32 secondi per ambientarsi, il tempo minimo per salutare maestre mai viste prima e poi subito a giocare con le novità che la stanza dell’accoglienza proponeva.
Una maestra: “ma che bel chiacchierone!” Lo sappiamo, ha iniziato tardi e adesso non lo spegniamo più.
E quando abbiamo scoperto il giardino? E il campettino in erba sintetica con le porticine? Naturalmente ci siamo subito messi a giocare. Cosa chiedere di più.
La nostra preoccupazione? Per il momento svanita nell’aria come una bolla di sapone. A Settembre scopriremo se basteranno ancora 32 secondi oppure qualche giorno di più. Ma quello che più importa è che per il momento abbiamo sistemato la questione scuola. Un pensiero in meno.
Da leggere ascoltando “The way” – Fastball
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Molte cose conservo di mio papà, la maggior parte ormai sono solo dentro di me, sono i ricordi, i nostri ricordi, le sue parole, le nostre parole, il suo comportamento, il suo essere dolce e duro nello stesso tempo, le nostre chiacchierate con lo sguardo lontano rivolto verso il mare all’orizzonte, la sua infinita voglia di vivere, il suo amore profondo e intenso per la sua bambina e per sua moglie.
Ogni giorno è un ricordo e il tempo aiuta anche a sopportarne la mancanza, aiuta a volte a superare l’invidia che provo, non lo nego, per chi può ancora vedere le partite del Milan insieme a suo padre, ma mi ha lasciato anche qualcosa di molto meno poetico come l’abbonamento a “Panorama” che ho deciso di continuare a leggere; l’abbonamento è ancora intestato a lui, ho solo cambiato l’indirizzo. Ed oggi che è la festa del papà pubblico questo articolo, la storia di un amore e di un’avventura tra padre e figlio letta su proprio su “Panorama”
Auguri, papà!
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