Category Archives: Articoli

Campionato Primavera 2016

CAMPIONATO PRIMAVERA PULCINI 5>5 8 ANNI GIRONE 65 06.02.16 – 1ª Giornata Calcio Vigevano 1921 – Romano Banco = 7-2 (Indisponibile) 13.02.16 – 2ª Giornata Romano Banco – Masseroni = 10-2 (2 Gol) 20.02.16 – 3ª Giornata Accademia Internazionale – … Read more »

Una volta nella vita

27/04/2016

Una è nascere, un’altra morire. In mezzo, parecchie altre cose ti succedono una volta sola nella vita. Il viaggio avventuroso, la notte d’amore che non avevi nemmeno osato immaginare, l’occasione presa per i capelli o persa per un pelo. Emozioni uniche, della cui irripetibilità sei consapevole nel momento stesso in cui le provi. Noi del Leicester sappiamo fin troppo bene che la nostra squadra adottiva non vincerà mai più il campionato inglese. Sotto sotto lo speriamo persino, altrimenti l’eccezionalità di quanto sta per accadere perderebbe un po’ del suo fulgore. Soltanto i potenti non si annoiano mai di esserlo (e per questo lo sono, però che noia).

La storia di provincia che ha incendiato la curiosità del mondo intero è un attentato alla logica e un inno alla speranza. Una banda di scarti e di incompresi che l’anno prima ha rischiato la retrocessione viene affidata a un allenatore non più di primo pelo, Ranieri, considerato da sempre un magnifico perdente. I difensori centrali hanno la mobilità di un armadio e nei piedi la sensibilità dei ferri da stiro. Il centravanti per un certo periodo ha giocato col braccialetto elettronico alla caviglia, essendo in libertà vigilata per i postumi di una rissa da bar. I giocatori di maggior talento sono un francese del Mali e un algerino che nessuna delle Big si è degnata di ingaggiare.

Partita dopo partita, la banda diventa squadra e il sogno prende forma. Sembra uno scherzo a cui non crede ancora nessuno. Poi le corazzate di Londra e Manchester cominciano a sbandare e il Leicester si rivela a se stesso e agli altri con un gioco semplice e redditizio, uno spirito di gruppo unico e una concatenazione di coincidenze favorevoli che solo dei prosaici chiamerebbero botte di c.

L’incredibile diventa possibile, quindi probabile e infine inesorabile. Ah, che sensazione unica di pienezza regala il sentirsi spinti dal vento dell’inesorabile. Ogni partita è un calvario con inglobata la resurrezione e alla fine piangono sempre tutti: giovani e vecchi, in campo e sugli spalti. Piangono per gratitudine o perché faticano ancora a credere che la storia si sia capovolta, che la trama di un film sia diventata cronaca, che ciascun uomo abbia un Leicester potenziale nel suo destino. Invece può succedere, tanto è vero che succede. Ogni tanto. Diciamo, una volta nella vita.

massimo gramellini

fonte http://www.lastampa.it/2016/04/27/cultura/opinioni/buongiorno/leicester-meglio-una-volta-nella-vita-il-piacere-inarrivabile-r8lb8sga4LW02xUAzdcOtL/pagina.html

Campionato Autunno 2015

CAMPIONATO AUTUNNO PULCINI 5>5 8 ANNI 03.10.15 – Girone 75 Romano Banco – Ausonia = 4-4 (1 Gol) 10.10.15 – Girone 71 Romano Banco – Buccinasco = 6-2 (3 Gol) 17.10.15 – Girone 70 Atletico S. Giuliano – Romano Banco … Read more »

Disegni e regali

Cercate il sole – simbolo per eccellenza del padre – nei disegni dei vostri figli: il padre ideale, che brillando manda calore e vita a tutto il mondo. Se è collocato in un angolino a sinistra del foglio, indica quanto poco spazio ci sia per lui nel cuore del piccolo e quanto la sua funzione sia demandata ad altri. Se i raggi sono disegnati a matita o colorati di nero, può esserci freddezza o poco affetto, mentre se sono gialli ed evidenti, il figlio si sente sufficientemente riscaldato, dal punto di vista affettivo. E un sole che risplende sulle cime aguzze dei monti può indicare un padre temuto, o “irraggiungibile”. Pieno di significati anche l’albero (a un papà presente corrisponde di solito una chioma ricca e florida). O la casa: in un rapporto equilibrato, è collegata al mondo da una strada.

(fonte Corriere.it – http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-mio-papa-e-grande-come-il-sole/)

Uno dei regali più belli che potessi mai ricevere, un disegno fatto da Edo per la festa del papà. Quando me l’ha dato gli brillavano gli occhi, anche a me e non sono riuscito a trattenere le lacrime.

Lo trovo bellissimo, colorato, il primo disegno del mio bimbo in cui siamo io e lui, nessun altro se non un sole in alto a sinistra alla faccia di quanto riportato sopra e un cielo azzurro splendente.

Con orgoglio Venerdì me l’ha dato con l’unica richiesta che lo portassi in ufficio, da appendere e con tutta la felicità che mi esprime quel disegno ho già provveduto ad attaccarlo vicino agli altri disegni e alle foto.

Io e il mio papà

Dalla

Beh, sai, è stato terribile. Io e Lucio avevamo finito di lavorare insieme da pochi mesi quando lui è morto, quindi non c’è solo la mancanza, ma proprio un distacco improvviso, qualcosa con la quale ti sembra di non poter fare i conti. Quando giravamo insieme lui parlava spesso della vita – e della morte – ma senza fare chissà quali discorsi… ne parlava in maniera semplice. E’ vera questa cosa, che diceva sempre che la vita era solo il primo tempo, ci credeva, era sicuramente un uomo sereno da questo punto di vista, magari su tante cose fingeva ma non su questo: quando eravamo in tour qualche imbecille mise in rete la notizia che era morto Lucio Dalla e a lui non gliene fregò niente… Io gli dicevo “Lucio io mi incazzerei moltissimo se lo facessero a me”, ma lui era così, la cosa non lo colpì più di tanto. Lascia un grande vuoto e un grande pieno, mi sento privilegiato ad aver condiviso con lui gli ultimi momenti della sua vita d’artista. Credo che insieme siamo riusciti a scrivere e cantare cose importanti, con una sincerità e un’intensità rara che ha sempre superato diversità di carattere, di stile, di cultura, di educazione Se mi manca o no non saprei dire… Certo banalmente non posso alzare il telefono e dirgli “ Ehi, come stai, hai sentito questo, hai sentito quello, quando passi da Roma?”, non posso più progettare niente di comune, intendo dire nemmeno prendere un caffè insieme, no. Tanto meno scrivere ancora o salire su un palco. Ma la verità è che tutto è scritto e dobbiamo convivere anche con il distacco e il rimpianto. Ma lui lascia dietro di sé qualcosa di vivo, di non definitivo e quindi di vitale e questa in qualche modo è una consolazione. Sarà difficile che diventi un santino, la sua musica continuerà a piacere e a influenzare gli artisti più sensibili.

(F. De Gregori)

Da leggere ascoltando “L’anno che verrà ”
[youtube 2vi9NoL9xBU 470 25]

Papà

Molte cose conservo di mio papà, la maggior parte ormai sono solo dentro di me, sono i ricordi, i nostri ricordi, le sue parole, le nostre parole, il suo comportamento, il suo essere dolce e duro nello stesso tempo, le nostre chiacchierate con lo sguardo lontano rivolto verso il mare all’orizzonte, la sua infinita voglia di vivere, il suo amore profondo e intenso per la sua bambina e per sua moglie.

Ogni giorno è un ricordo e il tempo aiuta anche a sopportarne la mancanza, aiuta a volte a superare l’invidia che provo, non lo nego, per chi può ancora vedere le partite del Milan insieme a suo padre, ma mi ha lasciato anche qualcosa di molto meno poetico come l’abbonamento a “Panorama” che ho deciso di continuare a leggere; l’abbonamento è ancora intestato a lui, ho solo cambiato l’indirizzo. Ed oggi che è la festa del papà pubblico questo articolo, la storia di un amore e di un’avventura tra padre e figlio letta su proprio su “Panorama”

Auguri, papà!

 

Leggendo di sport (non di calcio)

Un piccolo piccolissimo omaggio a un giornalista (sportivo e non)- scrittore che leggo spesso sul Corriere, i suoi articoli sportivi, ma soprattutto quelli di cucina mi lasciano sempre a bocca aperta (sarà la fame atavica?), sarà forse e banalmente anche se banale non è il suo modo di scrivere. Ho appena finito di leggere il suo ultimo libro “Occhi negli occhi”: un bel romanzo, scritto bene, delicato, scivola via con naturalezza in cui gli intrecci tra passato e presente, tra amicizia e amore, tra gioia e dolore sono continui senza mai perdere il filo del racconto in un viaggio che ci porta fino all’altro capo della Terra alla ricerca di qualcuno perso tanti anni prima.

«Quando avrò dei nipoti (se li avrò) racconterò loro del punto più basso della mia vita professionale, il 9 agosto 1992, alla piscina Bernat Picornell di Barcellona che, però, è anche il punto più alto che ho mai raggiunto in questo mestiere, perché ho avuto la possibilità di raccontarlo sul Corriere della Sera. Italia-Spagna 9-8 (come la semifinale di questo Mondiale sulla Croazia di Ratko Rudic) dopo i supplementari. L’avvenimento più esaltante che ho mai vissuto, talmente esaltante che, circondato da spagnoli che credevano alla medaglia d’oro, tartassato (chi segue la Santa Waterpolo partecipa come se andasse in vasca) dagli arbitri, sbertucciato da una piscina in cui noi italiani eravamo minoranza, alla fine sono saltato sul banco della tribuna stampa e ho fatto il gesto dell’ombrello rivolto alla tribuna reale, dove c’era, appunto, re Juan Carlos…»  Corriere della Sera (28 luglio 2011)

Roberto Perrone

Leggendo della Sicilia e della Padania

«Pino Cuttaia è un cuoco alto e asciutto. Alto di cucina e di aspetto, e ho sempre avuto rispetto (e anche un po’ di invidia) per i grandi cuochi che conservano la linea. Pino Cuttaia è un cuoco alto ma possiede quella saggezza antica che secondo gli orientali è prerogativa dei grassi. Quindi, come avrebbe detto Gianni Brera, anche se è alto e magro, lo considero «un fratello grasso». Sono arrivato a Licata per lui e con lui, l’ho girata, dal lido Miramare, dove ho fatto il bagno in una bella domenica di sole caldo, al centro durante una festa, e poi all’Oasi Beach dove ho mangiato una pizza sorprendente. Ho fatto colazione con lui al bar Florio: granita e brioche. La Sicilia, solo per questo modo di cominciare la giornata, è terra intelligente e generosa…» (6 agosto 2011)

«Dal terrazzo dell’Imperiale, Giacomo Battafarano, appassionato direttore dell’hotel, mi guida nella scoperta del panorama di Taormina. Non sono il primo a emozionarmi. «La vista di Taormina ci mandò in estasi»: Alexandre Dumas. «Qui ci si sente come se si fosse vissuto per un migliaio di anni… Non che Taormina aspetti solo me, aspetta tutti gli uomini»: D.H. Lawrence. Laggiù, sulla punta, si intravede il Teatro Greco fatto edificare da Ierone II, tiranno di Siracusa: il nome di sua moglie, Filistide, è scolpito su alcuni gradini. Nelle sere di spettacolo, grazie a un’acustica perfetta, le voci e i suoni arrivano fin qua…» (20 agosto 2011)

Roberto Perrone

«…Vi chiederete: ma con tutte le rogne che ci stanno cascando addosso, perché occuparsi di queste pagliacciate? Perché molte di quelle rogne derivano proprio dalla mancanza di credibilità di chi avrebbe dovuto affrontarle e invece si è occupato di queste pagliacciate. E non in qualità di commentatore, ma di ministro proponente. A chi gli chiedeva come mai i ministeri del Nord non avessero aperto come promesso il primo di settembre, l’ambasciatore del Calderoli ha risposto: c’è stato un equivoco, noi avevamo parlato di «primi di settembre». Più li vedo all’opera, più i padani mi sembrano identici al popolo con cui confinano: gli italiani.» (2 Settembre 2011)

Massimo Gramellini

Da leggere ascoltando i REM in “E-bow the letter”

Julio Velasco: “Educare attraverso lo sport non è uno slogan, ma una realtà”

Articoli: “Tra noi e il cuore di Nicholas”

Un vecchio articolo conservato in un quaderno di scuola elementare, ritagliato e incollato su larghe righe, un articolo che avrebbe dovuto parlare di sport, ma che invece parla di una tragedia utilizzando termini oggi abusati come Paese, Patria e racconta la forza e il coraggio di due genitori fuori dal comune. Un ricordo di un bambino e della umanità dei loro genitori perché non c’è nulla di più doloroso che sopravvivere ai propri figli. Questa è la sofferenza che ho vissuto negli occhi di mia mamma, in silenzio, piangendo, di nascosto e cercandola di aiutare come possibile ma sicuramente non abbastanza. E questo lo capisci solo quando diventi genitore, perché da quel primissimo incontro la tua vita cambia e si lega in maniera indissolubile, capisci cos’è l’amore incondizionato, senza pretese, senza chiedere nulla in cambio, senza calcoli che poi è l’eredità più bella che mi hanno lasciato i miei genitori.

“Oggi non me la sento di parlare dei brividi del calcio, dei gol segnati nei lunghi recuperi, di chi ha vinto e di chi ha perso… Altri brividi sono presenti nei pensieri, altre sconfitte dobbiamo annoverare come uomini e come italiani. Dai giornali di ieri abbiamo saputo che Nicholas Green di 7 anni, il bambino californiano al quale hanno sparato sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, è morto all’ospedale di Messina. E abbiamo anche saputo che i suoi genitori, Reginald e Margaret, hanno accettato che gli organi del figlio (cuore, fegato, reni e cornee) siano destinati ai trapianti.

Donazione, espianto, trapianto? Sono parole gelide davanti a un caso come questo: indicano i mirabili traguardi toccati dalla scienza, ma lasciano nell’ombra il senso profondissimo del gesto di Reginald e Margaret Green. Il padre ha detto: «Nicholas aveva un cuore grande, batterà ancora per qualcun altro». E ha chiesto di conoscere i nomi dei bambini che avranno una vita migliore  con gli organi di Nicholas.

Mi indigna, mi dà vergogna il pensiero che questo assassinio sia avvenuto nel nostro Paese. Era qui, la famiglia Green, per visitare i luoghi nei quali l’antica civiltà ha lasciato vestigia di una bellezza che ha scavalcato i millenni: i Green erano stati a Paestum, avevano in programma di vedere Selinunte, Siracusa, Agrigento, Segesta.

Ma alcune belve hanno fiancheggiato l’auto dei Green e sparato alla testa di Nicholas. Questi sono i momenti in cui uno che scrive avverte che le parole sono un pover mezzo inadeguato per esprimere l’emozione e la commozione. Penso che ognuno di noi debba idealmente inchinarsi davanti a Reginald e Margaret perché le parole che hanno saputo dire, pur in mezzo a tanto strazio, sono parole di autentica grandezza umana: «Non è colpa di voi italiani. Poteva essere una splendida vacanza. Certo se gli assassini venissero catturati, sarebbe una buona notizia per tutti».

Questo, però, non ci consola. Un delitto così non dovrebbe restare senza colpevoli. E l’idea che ogni notte, in quel tratto di autostrada, tragedie tanto orribili possano ripetersi, è come un tarlo che insidia questa domenica, qualcosa di velenoso e di atroce che ci provoca malessere.

Addio, Nicholas, bambino ucciso dopo aver visto le bellezze di questa nostra terra. Scriviamo il tuo nome sull’effimera carta d’un giornale e sentiamo nella distanza il tuo piccolo cuore che batte ancora in mezzo a noi.”

Giulio Nascimbeni

2 Ottobre 1994 – Gazzetta dello Sport

Nessuna canzone oggi, il silenzio ogni tanto vale molto di più.