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Buio in sala: “La versione di Barney” (2010)

Carissime NxD, oggi ritorno a scrivere umilmente di cinema con un film di recente uscita!

Forse l’interpretazione più bella di Dustin Hoffman degli ultimi vent’anni, dai tempi di “Rain Man”. In questo filmlaversionedibarney è il padre di Barney, un produttore cinematografico ebreo che si dedica con perseveranza alla bottiglia e alle donne collezionando mogli e divorzi: la prima un po’ pazza che lo incastra facendogli  credere che il bambino che porta in grembo sia il suo (peccato solo che sia un po’ abbronzato!), della futura terza moglie se ne innamora il giorno del secondo matrimonio fino a quando riuscirà a divorziare grazie alla “generosità” dell’amico Boogie che ci finisce a letto.

Questa è una delle sequenza più divertenti e drammatiche, da un lato è felicissimo della scoperta grazie alla quale potrà chiedere il divorzio senza dover versare un soldo, dall’altro crolla l’amicizia con Boogie che si è infilato nel letto con sua moglie in un crescendo tra Barney ubriaco e Boogie strafatto che porterà alla sparizione dell’amico; accusato di omicidio non potrà essere condannato in quanto il corpo non verrà mai più trovato.

L’incontro tra Barney e Miriam subito dopo il divorzio:

“Vorrei chiarire una cosa. Tu non hai divorziato a causa mia, vero?”
“Certo che l’ho fatto”
“Ma mi conosci appena!”


Oltre al già citato Dustin Hoffman, Barney è interpretato da Paul Giamatti (ho scoperto che ha fatto una piccola comparsa nel film cult “I guerrieri della notte”) che ha ricevuto il Golden Globe com miglior attore.

Da fare da cornice la colona sonora (Leonard Cohen, Ella Fitzgerald, Miles Davis, John Lee Hooker) che lega i periodi della vita di Barney, soprattutto la sua ricostruzione piena di buchi, come i motivi del suo successo come produttore, i tre matrimoni finiti e la scomparsa di Boogie.

Da leggere ascoltando Leonard Cohen in “I’m your man”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Lucciole

«All’inizio di luglio nel boschetto di pitosfori sotto casa mia, nelle notti senza luna, lampeggiavano migliaia di lucciole. Si andavano a poggiare sui pitosfori, che sembravano alberi di Natale. Erano le 10 di sera e io abbracciavo forsennatamente una bambina bellissima che aveva 15 anni. Aveva degli occhi azzurri incredibili. A 20 metri il respiro calmo di un mare con un odore di mare memorabile. Poi il profumo del pitosforo, quello aristocratico. Io allora ho detto: “Scusa un attimo”. Ho fatto 100 metri di corsa, da una baracca che vende i pezzetti di cocco mi sono fatto prestare un bicchiere (ovviamente di vetro, non c’erano ancora quelli volgari di plastica bianca) e l’ho riempito di lucciole. L’ho rovesciato sul palmo della mia mano sinistra: una lanterna magica. E con quella lanterna magica  le ho illuminato il viso e ho scoperto una cosa che alla luce del sole non avevo mai visto: sul naso e sulle gote aveva tante piccole e meravigliose efelidi. Quello è stato il momento più felice della mia vita. La bambina era Maura, mia moglie. Gli odori sono la cosa più importante di quegli anni. Ma non si possono fotografare né incidere: si possono solo raccontare malamente. Mi piacerebbe averli chiusi in tanti piccoli boccetti e ora che sono vecchio, di notte, quando non posso dormire, stapparli e respirare profondamente l’odore del mare, del pitosforo, ma soprattutto quello di mia moglie a 15 anni. »

(Paolo Villaggio – Crociera Lo Cost)