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Prime volte

E’ un periodo di prime volte che sto vivendo con Edo: in scooter: “papà, stiamo andando a SEI-ZERO, cavolo!!!” e questa mattina per la prima volta a scuola (materna) al cinema: nel week-end siamo andati a vedere Madagascar, siamo usciti … Read more »

Buio in sala: “Ogni maledetta domenica” (1999)

Un film drammatico sul mondo dello sport diretto da Oliver Stone che merita solo per il discorso dell’allenatore di una squadra di football interpretato dallo splendido Al Pacino (il doppiaggio di Giancarlo Giannini è da oscar). Per chi come me ha passato parecchi anni in un campo di calcio, sia in pantaloncini sia seduto in panchina, ha sempre sognato di sentire un discorso così dal proprio allenatore prima di una partita importante o semplicemente di farlo quel discorso:

ogni-maledetta-domenica «Non so cosa dirvi davvero. 3 minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso “certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare” Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi da anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete con il tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo. Mezzo passo fatto in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloce o troppo lento e mancate la presa. Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra ci massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire. E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che vi sta accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che vi troverete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?»

Oltre al già citato Al Pacino un cast veramente stellare: Jamie Foxx diventato famoso con l’interpretazione di Ray e nel film Collateral, Dennis Quaid, James Woods e Cameron Diaz.

Da ascoltare, non servono immagini e poi la faccia di Al la conoscono anche i sassi:

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Le iene” (1992)

Conosciuto e visto naturalmente dopo il bellissimo “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino,  “Le iene” è per certi versi un capolavoro ancor più bello: i dialoghi sono ancora più sorprendenti e ironici di quelli di “Pulp Fiction” e la trovata dei nomi ai sei rapinatori è geniale, a ogni rapinatore un colore, soltanto che qualcuno non apprezza essere Mr Pink (chissà come mai?, non farà macho rapinatore?).

leiene Trama. Los Angeles: un malavitoso, Joe Cabot, raduna sei rapinatori professionisti: ha saputo che un grossista di diamanti ha ricevuto un quantitativo raffinato ad Israele. Il gruppo è composto da vecchie conoscenze di Cabot: Lawrence Dimmick, Mr. White (Harvey Keitel); Victor Vega, Mr. Blonde (Michael Madsen), assai fedele ai Cabot. Ad essi si aggiungono altre persone ritenute professionisti nel loro campo: l’irrequieto Mr. Pink (Steve Buscemi), l’estroso Dennis Koonstock, Mr. Brown (lo stesso Quentin Tarantino) ed il taciturno Roy Spafucci, Mr. Blue (Edward Bunker). Qualcuno però ha tradito e si scatenerà un feroce regolamento di conti. Non svelo naturalmente chi è il traditore, ma solo che il primo a uscire di scena è Mr Brown (Tarantino è un grande regista, ma come attore fa proprio pena!).

Come dicevo i dialoghi sono spettacolari. Quello sul valore nell’economia americana della mancia da lasciare alle cameriere che inizia dal rifiuto di Mr Pink oppure quelli sulla scelta dei nomi fittizi come scrivevo all’inizio; per non parlare del discorso sul significato delle canzoni di Madonna come “Like a Virgin” e “True Blue”.

Da ascoltare con Sandy Rogers in “Fool for love”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Il club di Jane Austen” (2007)

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Non avevo mail letto nulla di Jane Austen, ultimamente mi sono lanciato leggendolo in formato e-book con “Orgoglio e Pregiudizio” (bello, ma alla fine mi sono perso dietro i matrimoni della famiglia Bennet), poi mi ero letto “Una stanza tutta per gli altri” di Alicia Gimenez-Bartlett che romanza i diari della domestica di casa Austen (Nelly Boxtar) per cui mi sono rivisto questo film in cui si intrecciano i romanzi della Austen con le storie sentimentali dei protagonisti. Cinque donne decidono di formare un club letterario in cui si leggerà e commenterà i libri della scrittrice inglese (“Bill crede che Austen sia la capitale del Texas”).

Il club in realtà si forma per cercare di consolare Sylvia (Amy Brenneman) che è stata abbandonata dal marito dopo vent’anni di matrimonio.

Il club è composto da 5 donne e i libri da leggere sono sei così viene invitato al club un uomo nella speranza che sia di distrazione proprio per Sylvia.

Un film leggero (ideale per trascorrere un’oretta e mezza di spensieratezza), divertente, ironico a tratti malinconico in cui le protagoniste si troveranno tutte davanti un bivio, dovranno scegliere e alla fine tutto il puzzle sentimentale delle cinque donne e anche degli uomini naturalmente si ricomporrà. Giusto così anche se scontato.

Il trailer del film in italiano.

Da ascoltare con Paolo Nutini in “New shoes”

Buio in sala: ”Caruso Pascoski di padre polacco” (1988)

carusopascoski Semplicemente un grande attore (definirlo comico mi sembra riduttivo) che a un certo punto della sua vita all’apice del successo è caduto rovinosamente a terra e non solo metaforicamente. Nel 2006 ha avuto un incidente in casa, cadendo ha battutto la testa ed è rimasto per ore in un limbo, sospeso tra la vita e la morte. Ma ce l’ha fatta anche se la strada che deve percorrere è ancora lunga (soprattutto sul linguaggio). Sul corriere ho trovato questo articolo in cui lo so vede insieme alla figlia Ginevra.

Ho amato Francesco Nuti, i suoi film mi hanno sempre fatto divertire, risate vere non quelle finte da cine-panettoni, ma riusciva anche a commuovere e ad esprimere poesia con le immagini (penso a “Stregati“).  Sta lottando dal 2006 e pian piano ne sta uscendo e chissà che non ci regali un altro capolavoro come “Caruso Paskoski” o magari ancora più divertente. Ho riso così tanto quel giorno al cinema (lo ricordo ancora come fosse ieri) che solo a pensarci me la faccio ancora sotto. Merita di essere visto e rivisto per divertirsi e se siete in compagnia sarà ancora più bello: in un vecchio post citavo una scena mitica dell’uomo che russa.
La trama: una lunga storia d’amore tra Caruso e Giulia (la bellissima Clarissa Burt) nata fin da piccini sulle spiagge della Versilia, condita da situazioni e invenzioni semplicemente geniali!

Da leggere ascoltando Francesco Nuti in “Se l’hai vista camminare”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Era mio padre” (2002)

«A chi mi chiede se Michael Sullivan era una brava persona o solo un poco di buono, io do sempre la stessa risposta, dico soltanto “era mio padre”»

Si conclude così il film di Sam Mendes, ambientato negli anni ‘30, all’epoca del proibizionismo e di Al Capone. E’ la storia di un sicario, Michael Sullivan interpretato da Tom Hanks, che un giorno deve decidere se stare dalla parte della famiglia, dalla parte del boss irlandese che ha il volto segnato di Paul Newman che l’ha cresciuto come un figlio.  Michael Jr. Sullivan assiste ad una esecuzione operata dal padre e dal figlio del boss, Connor (Daniel Craig). Temendo che il ragazzino parli, Connor decide di eliminarlo, uccidendo però la moglie e il figlio più piccolo di Mike.

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La scelta è quella di affrontare la famiglia, di andare contro quel mondo fatto di violenza e di morte nonostante ne faccia parte, la scelta è di iniziare un viaggio fatto di vendetta in cui dovrà scontrarsi anche con il sicario Jude Law, dall’aspetto cadaverico, un sicario con tesserino della stampa che fotografa le sue vittime; ma il viaggio è anche quello della speranza, la speranza di garantire al figlio una vita pulita al di fuori del suo mondo malavitoso.

E anche se non proprio in questi termini, non è quello che speriamo per i nostri figli, un futuro migliore?

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Come l’acqua per il cioccolato” (1992)

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Da un bellissimo libro di Laura Esquivel “Dolce come il cioccolato” è venuto fuori un piccolo capolavoro fatto di magia, romanticismo, amore, tristezza, sesso e naturalmente cibo, il tutto proposto con ricette davvero particolari.

Nel Messico degli inizia del ‘900, la tradizione vuole che l’ultima figlia Tita non potrà mai sposarsi e avere figli per accudire la dispotica madre. Pedro, perdutamente innamorato di Tita, pur di starle accanto sposa la sorella maggiore Rosaura. Tra ricette, sesso, magia, il film ci racconterà questa storia d’amore d’altri tempi o forse la solita storia di sempre, ma questa volta condita da ricette dai mille sapori e anche un po’ pesantucce a dir la verità. Tita ricambia l’amore di Pedro cucinando questa ricetta: quaglie ai petali di rosa.

Ingredienti:
12 rose, possibilmente rosse
12 castagne
due cucchiaini di burro
due cucchiaini di fecola di mais
due gocce di essenza di rose
due cucchiaini di semi di anice
due cucchiaini di miele
due spicchi d’aglio
6 quaglie
1 «pithaya»*
*(fiore bianco dall’intenso profumo, simile a quello della vaniglia)

Preparazione:

«Si staccano con grande attenzione i petali delle rose, stando attenti a non pungersi le dita, perché a parte il forte dolore causato dalla spina, i petali possono rimanere impregnati di sangue e questo, oltre ad alterare il sapore della pietanza, può provocare reazioni chimiche addirittura pericolose. Ma Tita era incapace di ricordare questo piccolo dettaglio di fronte all’immensa emozione che aveva provato nel ricevere un mazzo di rose dalle mani di Pedro. Era la prima emozione profonda che sentiva dal giorno delle nozze della sorella, quando aveva ricevuto la dichiarazione d’amore di Pedro cercando di nascondere il suo turbamento agli occhi degli altri. […]

Una volta staccati, i petali si pestano nel mortaio con l’anice. Separatamente, si fanno dorare le castagne sul comal, si sbucciano e si fanno bollire per poi farne un purè. Si rosola l’aglio nel burro dopo averlo tritato finemente; quando è imbiondito, si uniscono il purè di castagne, il miele, i petali di rosa e sale a piacere. Per rendere più densa la salsa si possono aggiungere due cucchiai di fecola di mais. Infine si passa al setaccio e si aggiungono due gocce di essenza di rose, non di più, altrimenti c’è il rischio che la salsa diventi troppo aromatica e troppo saporita. Appena fatto questo la si ritira dal fornello. Le quaglie si fanno insaporire nella salsa soltanto per dieci minuti e poi si tolgono. […]

Quando si sedettero a tavola l’ambiente era leggermente teso, e non cambiò fino all’arrivo delle quaglie. Pedro, non contento di aver fatto ingelosire la moglie, senza riuscire a trattenersi, gustando il primo boccone della pietanza, esclamò, chiudendo gli occhi con espressione davvero lussuriosa: «Questo è il cibo degli dei!». Mamma Elena, sebbene riconoscesse che si trattava di un intingolo davvero squisito, infastidita da quel commento replicò: «C’è troppo sale». Rosaura, adducendo nausea e capogiri, non poté mangiare che tre bocconi. A Gertrudis, invece, capitò qualcosa di strano. Pareva che il cibo ingerito le producesse un effetto afrodisiaco perché cominciò a sentire un intenso calore che le invadeva le gambe. Un solletico al centro del suo corpo non le consentiva di rimanere correttamente seduta sulla sedia. […] Tentò di cercare sostegno in Tita ma quest’ultima era assente […]. Pareva che per uno strano fenomeno di alchimia il suo essere si fosse dissolto nella salsa di rose, nelle quaglie, nel vino e in ogni odore di quel cibo. In questo modo penetrava nel corpo di Pedro, voluttuosa, aromatica, ardente, assolutamente sensuale.
Era come se avessero scoperto un nuovo codice di comunicazione in cui Tita era l’emittente, Pedro il destinatario e Gertrudis la fortunata nella quale si creava, grazie al cibo, la sintesi di questo singolare rapporto sessuale. […]

Gertrudis in realtà non si sentiva bene, e sudava copiosamente in tutto il corpo. Le gocce di sudore erano rosa e avevano un gradevole e penetrante profumo di rose. Provò un impellente bisogno di fare una doccia e corse a prepararsela. […]
Il calore emanato dal suo corpo era così intenso che le assi incominciarono a crepitare e a bruciare. Colta dal panico di morire carbonizzata tra le fiamme, si precipitò fuori dallo stanzino, così com’era, completamente nuda.»
(“Dolce come il cioccolato – Laura Esquivel)

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA (anche se ho scritto più del libro che del film alla fine), mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Lost in Translation” (2003)

Cito Severgnini: “In quel film non c’è solo la distanza di età, ma anche quella geografica (Tokyo, il jet lag, i protagonisti lontani da casa). Qualcosa si è perso, ma qualcos’altro è nato: i due si aiutano a vicenda in un passaggio delicato della vita. Di coppie così, che si sono solo sfiorate, ne ho conosciute, e sono tra le più interessanti: perché non distruggono (matrimoni, vite, carriere), ma costruiscono la personalità di entrambi.”

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Trama: Bob Harris (un fantastico Bill Murray che sembra interpretare se stesso) è un attore americano sul viale del tramonto: è a Tokyo per girare lo spot di un whisky, non parla giapponese e soffre di insonnia. Charlotte (una super fantastica Scarlett Johansson) è a Tokyo al seguito del marito fotografo che non vede mai, non parla giapponese e anche lei è insonne. Anime simili che non possono che incrociarsi e ciò naturalmente accade in un albergo: da quel momento i due iniziano a farsi compagnia e a conoscersi meglio. Fino a che punto impereranno a conoscersi?

La regista è una giovane donna che porta un nome pesante, italiano: Sofia Coppola appena applaudita e vincitrice del Leone d’Oro alla 67ª mostra di Venezia con il film “Somewhere”

Una curiosità trovata su wiki: “Nel finale della versione originale non si riesce a udire cosa Bob dica a Charlotte. Le parole alla fine sembrano suonare:

…tell him-me the truth. Ok ?

Sofia Coppola ha dichiarato che non c’era un copione deciso ma che Murray e Scarlett sono gli unici a sapere cosa sia stato detto.”

Un bel film, semplice, diretto, divertente, commovente, vero… guardate il trailer, vi verrà voglia di guardarlo subito! Bellissima anche la colonna sonora. E per sognare con questo film, guardatevi questo video con musica dei Cold Play.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Pattaya è il paradiso” (2008)

Non credo ci siano parole per spiegare la malvagità e il degrado dell’uomo. Anche solo chiedersi perché è già tanto, è uno sforzo che fa male, che non ti spieghi, non ci sono parole, giustificazioni, analisi, tutto è insignificante davanti a persone così! La proposta di oggi è un cortometraggio di denuncia sullo sfruttamento e abuso sessuale:

«L’idea mi è nata guardando un servizio delle Iene che trattava di abusi sessuali in Thailandia. Mi sono incuriosito al tema, abbastanza latente sebbene i dati impressionanti dimostrino il contrario! Ho subito contattato associazioni che sono state molto disponibili ed entusiaste che un tema del genere fosse trattato in un prodotto visivo, immediato e diretto.
Infatti, “Pattaya è il paradiso” è un cortometraggio ispirato a tante storie vere, di uomini e donne che, a centinaia di migliaia in tutto il mondo, si dirigono nei paesi più poveri per abusare sessualmente di bambini e bambine… La cosa scioccante è che solo il 3% di loro sono pedofili abituali, per il resto sono persone “normali”.
Ho preferito un’altra angolatura, concentrandomi sul soggetto attivo piuttosto che sulla parte soccombente, semplice oggetto di scena. Sperando di essere riuscito nell’intento della denuncia di un atteggiamento sicuramente da recriminare.» (Paki Perna)

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Uomini in gabbia” (1999)

Sono quasi sicuro che il titolo non vi dirà molto anche perché stiamo parlando di un cortometraggio, un piccolo film, speciale però, perché innanzitutto è un bel lavoro, ben fatto, ben girato e ben interpretato e poi perché sto parlando di amici, amici nel senso vero del termine perché abbiamo condiviso gran parte delle nostre estati insieme e anche se i tempi sono sempre più ristretti e non riusciamo a vederci come una volta continuiamo a vivere questa nostra amicizia. Ne abbiamo fatte tante (io, il Biondo, lo Scupino e il Mago), ma se parto con i ricordi questo post deraglierebbe rovinosamente, quindi ritorniamo sui binari originali e parliamo di “Uomini in gabbia”.

Anzi no, visto che è un corto vi invito a dedicare qualche minuto del vostro tempo per guardarvi il film e godervi Guido Caprino (memorabili le partite di poker con lui al tavolo) – forse qualcuno lo avrà visto vestire i panni del commissario Manara – in questa sua interpretazione sulla vita e su quello che la vita ci pone davanti, su quello che si vorrebbe essere e su come a volte la realtà non è quella che crediamo di vedere.

E del regista non parliamo? Come no! In attesa che completi finalmente di montare il suo nuovo film (“Nightshot”), Maurizio meglio conosciuto come Biondo (ma ormai di capelli biondi non c’è più traccia!) sta seguendo la sua strada lavorativa nella bassa modenese non dimenticando di fare quello che più gli piace, cioè, scrivere e dirigere film, davvero dei bei film!  Uno de tanti ricordi rimanendo in ambito cinematografico: abbiamo visto tutta la rassegna del 94′ al Taormina Film Festival godendoci in anteprima lo spettacolo di “Pulp Fiction” terminata con il film “Smoking; No Smoking“, una specie di “Sliding doors” francese della durata infinita di 260 minuti: se non ricordo male verso le 2 di notte abdicammo prima della fine lasciando le scalinate del teatro greco (le nostre povere chiappe non ne potevano più)!!!

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.