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Buio in sala: “Carlito’s way” (1993)

Una bella interpretazioni di Al (sicuramente non la migliore) che veste i panni di Carlitos Brigante, ex-spacciatore portoricano appena uscito di galera che cerca -invano- di cambiare vita prendendo in gestione un locale con il sogno di trasferirsi e trascorrere il resto della sua vita su un’isola dei Caraibi. Ma ben presto si accorgerà locandina_carlitoche il passato di un malavitoso non è possibile da cancellare così facilmente, come mi ripeteva spesso mio nonno se uno nasce quadrato non può morire tondo. E infatti i guai non tardano ad arrivare quando l’avvocato di Carlitos, cocainomane e corrotto, interpretato da Sean Penn splendido in questo personaggio (a parte per l’acconciatura!), chiede il suo aiuto dopo aver rubato un milioncino di dollari a un capo della mafia italiana (tra gangster portoricani, avvocati ebrei corrotti poteva mancare il mafioso italiano?!?). Fino all’ultimo la regia di Brian De Palma fatta di flash-back tiene legato a quel filo sottile che ci fa amare il cattivo sperando che riesca a salire su quel benedetto treno per prendere il volo verso la meta caraibica e ricongiungersi con la donna che lo ha amato e saputo aspettare nonostante la galera, una bellissima Penelope Ann Miller.

Citazione per Pachanga (Luis Guzman), braccio destro di Carlitos che alla fine si venderà per soldi.

Il trailer in lingua del film.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “La prima cosa bella” (2010)

Mi piace Virzì fin dai tempi di Ovosodo e con questo film è ritornato nella sua Livorno a raccontare una storia di affetti, d’amore, irridente e irreverente, a tratti poetico ma anche fatto di fughe, litigi, gelosie intrecciando passato e presente senza mai dare fastidio, con dolcezza.

laprimacosabellaposter E’ la storia di Anna, una donna strana, confusa, bella, divertente ma anche un po’ semplice e frivola che si intreccia con la vita dei suoi due figli, il maggiore Bruno che proprio per questa sua incapacità a comportarsi da mamma “normale” decide di lasciare tutto, ma farà ritorno a casa di fronte alla malattia terminale della madre che nella vecchiaia ha il volto di una stupenda Stefania Sandrelli. Da questo momento i posti della sua gioventù fanno rinascere quei ricordi che forse credeva ormai sepolti e dimenticati per terminare con l’intreccio della vita e della morte con il matrimonio di Anna con l’unico uomo che l’abbia mai veramente capita e amata profondamente, il vicino di casa, Il Nesi (Marco Messeri).

Bravissimo Valerio Mastrandrea nei panni di Bruno e Claudia Pandolfi della sorella Valeria, due donne diverse per somiglianza si scambiano il ruolo di Anna da giovane (Micaela Ramazzotti) e come già detto Stefania Sandrelli. Tra i personaggi minori la fidanzata di Bruno, Sandra (Fabrizia Sacchi) dall’entusiasmo incredibile che accetta senza troppi problemi un fidanzato che si addormenta nei parchi e fa uso di droghe e il fratellastro Cristiano (Paolo Ruffini) appena scoperto che viene invitato al matrimonio.

Da vedere, assaporare, gustare, ascoltare e cantare, fa ridere, commuovere, pensare, sognare, insomma un bel film: ecco il trailer del film!

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Ore 10: Calma piatta” (1989)

Questo film ha un nome e cognome famoso, nome e cognome di una delle donne più belle del cinema, attrice, modella, gnocca, a mio semplice e umile modo di vedere!?!! Se solo penso che quel pirla di Tom Cruise l’ha lasciata per quel mostriciattolo di Katie Holmes, mi sale il sangue al cervello. Per carità, magari la giovane Holmes avrà pure doti nascoste e per lui sarà anche bellissima, ma al confronto della sua ex penso (anzi ne sono sicuro!) che non ci sia gara, troppo il divario di bellezza, classe, charme, nonché, visto che parliamo di cinema, di talento e bravura come attrice. In questo film Nicole, la divina Nicole Kidman, perché stiamo parlando di lei se per caso non l’aveste intuito, è semplicemente straordinaria, la sua bellezza non è eterea come siamo abituati a vederla negli ultimi anni, è una bellezza con qualche chiletto in più che la rendono molto più umana e poi quei capelli rossi, ricci, sono sublimi.

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Trama: per riprendersi dalla tragica morte del loro bambino, una coppia (Sam Niel/John Ingram e Nicole Kidman/Rae) decidono di compiere un viaggio in mare e durante una giornata di calma piatta soccorreranno un naufrago (Billy Zane/Hughie Warriner) che si rivelerà non un semplice e povero naufrago.

Un vero e proprio thriller, ricco di suspanse e con una colonna sonora adeguata. Da vedere, se non fosse solo per Nicole… Qui potete vedere il trailer in lingua.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie.

Buio in sala: Un giorno di ordinaria follia (1993)

L’ispirazione per il film di questa settimana l’ho avuto leggendo qui, ci sono quei giorni (guarda caso spesso in estate, con la calura a renderti ancora più stanco e insofferente) in cui se fosse possibile apriresti in due come un cocomero la testa del tuo collega di scrivania oppure di quel pirla che guida come se fosse in pista (tanto al prossimo semaforo ti ribecco!), oppure imbottigliato nel traffico mentre vorresti essere da tutt’altra parte (alle Maldive per esempio?), in quei momenti ognuno di noi vorrebbe tanto perdere la ragione (magari non completamente!) e allora in quei casi il nostro eroe diventa Michael Douglas/William “Bill” Foster che decide che quello è il giorno giusto per dare sfogo alla propria sopita pazzia, il giorno giusto in cui tutte le piccole e grandi ingiustizie devono trovare un colpevole e quel colpevole la deve naturalmente pagare.

Gli aspetti entusiasmanti di questo film: l’abbigliamento da perfetto impiegato con camicia bianca e cravatta, la capigliatura con taglio da marines, la mosca che lo infastidisce nel suo abitacolo quando è bloccato nel traffico (primi sintomi di insofferenza), tutti i personaggi multietnici che incontra nel suo percorso verso casa, un viaggio già segnato che sarà di sola andata perché a un certo punto capirà di aver varcato il punto di non ritorno. Seguirà il viaggio del nostro eroe un poliziotto al suo ultimo giorno di lavoro (cosa un po’ scontata, non poteva stare in ufficio a raccogliere i cimeli di una vita da sbirro?), un superbo Robert Duvall/Martin Prendergast che cercherà di arrestarlo, ma alla fine a uscirne vincitore sarà sempre Michael Douglas/William “Bill” Foster. Come? Scopritelo da voi!

Chi non ha mai desiderato o pensato anche per un solo istante di mettere in pratica un giorno di ordinaria follia? Poi in questo periodo…

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie.

Buio in sala: “I Soliti Sospetti” (1996)

Forse il confronto all’americana ormai più famoso della storia cinematografica. Cinque criminali vengono messi insieme per un confronto dopo che un camion di fucili viene rubato. Da questo momento si snoda tutta la storia tramite la ricostruzione di un ladruncolo di mezza tacca – zoppo – Roger “Verbal” Kint/Kevin Spacey, l’unico superstite nell’esplosione di una nave interrogato da un poliziotto della dogana David Kujan/Chazz Palminteri nonostante l’accordo di immunità già raggiunto con il procuratore.

Il vero protagonista del film a questo punto diventa un boss misterioso e sanguinario che nessuno ha mai visto e sul quale si narrano leggende tali da paragonarlo al diavolo: Kaiser Söze a cui tutti e cinque i criminali coinvolti nel confronto hanno pestato i piedi e per questo dovranno fare un colpo per lui. A spiegare ai cinque il piano di Kaiser Söze ci pensa l’avvocato Kobayashi/Pete Postlethwaite, suo fedele braccio destro.

Un thriller intrigante e sorprendente, ben diretto con un impareggiabile Kevin Spacey e un Gabriel Byrne veramente bravo per non parlare di un giovanissimo Benicio del Toro. Vincitore di 2 premi oscar: miglior attore non protagosita (Kevin Spacey) e migliore sceneggiatura originale (Christopher McQuarrie).

Alla fine si scoprirà chi è Kaiser Söze? Chi è il diavolo?
« La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste, e come niente… sparisce. » (Roger “Verbal” Kint)

Qui potete vedere il trailer in lingua originale.

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Buio in sala: “Pulp Fiction”

Taormina. Teatro Greco. 1994. Ho visto il film in anteprima in lingua originale (con sottotitoli) prima che uscisse nelle sale durante il Film Festival.  E’ impossibile scrivere in poche righe la trama, il film non segue un ordine cronologico e tutte le quattro storie (due killer, un pugile e una coppia di rapinatori) si intrecciano, ma tutto ha inizio e fine in un tavola calda mentre ignari clienti che fanno colazione saranno testimoni di una rapina.

Tarantino crea questo capolavoro che lo consacrerà come regista unendo dialoghi spettacolari e avvincenti, a volte surreali (tipo la discussione su come chiamano in Francia il BigMac: “Sai come chiamano un “Quarto di libbra con formaggio” a Parigi?
… lo chiamano “Royal con formaggio”) con un po’ di sangue e violenza anche se in futuro farà ben di peggio (vedi Kill Bill e Grindhouse) il tutto incorniciato da una colonna sonora perfetta. Sicuramente il successo del film (vincitore della Palma d’Oro a Cannes) fu dovuto anche a un cast eccezionale che rilanciò la carriera di John Travolta/Vincent Vega (indimenticabile il ballo con Uma Thurman/Mia Wallace) e diede una bella spinta a quella di Samuel L. Jackson/Jules Winnfield, per non parlare di Bruce Willis/Butch Coolidge. Citazione particolare per Harvey Keitel/Mr Wolf (“Sono il signor Wolf, risolvo problemi”) e per Tim Roth/Zucchino (ve lo siete visto ultimamente nella serie televisiva “Lie to me”?).

Tra i tanti dialoghi e momenti fantastici adoro quello che avviene subito dopo che Bruce Willis/Butch Coolidge si libera da due sadici stupratori che lo avevano catturato insieme a Vingh Rames/Marsellus Wallace che stava cercando di ammazzarlo (“Rivolterò il mondo per trovarlo, e anche se andasse in Indocina uno dei nostri starà nascosto in una ciotola di riso pronto a sparargli nel culo”) perché gli aveva fatto perdere una grossa somma di denaro sull’incontro truccato di box di Butch:

Butch: Stai bene?
Marsellus: No, amico. Mai stato così lontano dallo stare bene.
Butch: E adesso?
Marsellus: E adesso… ora ti dico adesso cosa: chiamerò qualche scagnozzo strafatto di crack per fare un lavoretto in questo cesso, con un paio di pinze e una buona saldatrice. Hai sentito quello che ho detto, pezzo di merda? Con te non ho finito neanche per il cazzo! Ho una cura medievale per il tuo culo!.
Butch: Dicevo, adesso che sarà tra me e te?
Marsellus: Ah, in quel senso là. Adesso ti dico che sarà tra me e te. Non c’è niente tra me e te. Non c’è più niente.
Butch: Pace, allora.
Marsellus: Pace, allora. Due cose: uno, non raccontare questa storia. Questa cosa resta fra me, te e il merdoso che presto vivrà il resto della sua stronza breve vita fra agonie e tormenti, il violentatore, qui. Non riguarda nessun altro questo affare. Due: lascia la città stasera, all’istante, e una volta fuori, resta fuori, o ti faccio fuori: a Los Angeles hai perso i tuoi privilegi.

Per non parlare poi di Samuel L. Jackson/Jules Winnfield che ogni volta che uccide una persona recita un passaggio della Bibbia tratto dal libro di Ezechiele 25,17. In questa sequenza recita la Bibbia nella scena finale alla tavola calda a Tim Roth/Zucchino.

Il trailer del film vi darà sicuramente un’idea di questo film.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie.

L’appuntamento

Le insegne luminose del locale si spensero,  il buio e la nebbia presero il posto della luce fioca emanata dal neon. Una donna camminò un poco in una direzione sconosciuta, si fermò e si guardò attorno. Non trovava più la strada. Qualcuno le passò accanto.
“Scusate” – chiese – “via Lombardia dov’è?”
“Bisogna andare dritti lungo questo viale alberato poi a sinistra”.
“Non sono pratica, non so orientarmi” – disse la donna. “Quando sono entrata al cinema le nebbia non c’era…”
“Vi accompagno io, se volete” – disse una voce di uomo.
La notte era molto scura e la nebbia li rendeva invisibili l’uno all’altro, quasi non si vedevano. Sembrava che le parole fossero direttamente portate dalla nebbia o che cadessero dagli alberi del viale.
“Forse anche gli alberi hanno freddo come noi, immagino che se potessero abbracciarsi lo farebbero”, sussurrò la donna.
“Forse è così, ma gli alberi non sono furbi, con l’arrivo dell’inverno si spogliano dei loro vestiti”.
La donna rise e lui la prese a braccetto e continuarono a camminare in silenzio.
“Pensi che Dio abbia già scritto e previsto tutto?” – domandò l’uomo ad un tratto.
“Sì.”
“Allora sapeva anche che questa notte noi due ci saremmo incontrati?”
“Forse. Dio sa anche sicuramente i nostri nomi e legge nei cuori degli uomini. Io mi chiamo Emma.”
“E io Filippo. Eccoci in via Lombardia.”
“Ora posso andare da sola”. Filippo la prese, la strinse a sé e le diede un bacio.
La donna disse:
“Perché? Non sta bene!”
“E’ una bacio dato a nessuno. Forse alla nebbia, alla notte o al momento in cui le nostre vite si sono incontrate”.
“Potrebbe non essere solo un istante. Potremmo vederci domani.”
“Alle 5? Sotto l’orologio della piazza, non c’è mai nessuno a quell’ora. Va bene?”
“A domani” – disse la donna e si allontanò scomparendo nella nebbia.
Il giorno seguente entrambi si vestirono nel modo più elegante. Si presentarono all’appuntamento in perfetto orario, ma quel giorno sotto l’orologio della piazza c’era un venditore di stoffe e c’era molta gente e confusione. I due scrutarono ogni volto, cercandosi tra la folla che si accalcava verso il banco del venditore, si passarono accanto guardandosi negli occhi e non si riconobbero.