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Ce n’è sempre una*

L’anno scorso sono stato così incasinato con il lavoro che a momenti mi dimenticavo di farti gli auguri, quest’anno non sono stato fino ad ora il massimo dovuto alla serata di ieri sera trascorsa sui kart. Come alla maggior parte dei maschietti trovo divertente far finta di essere un pilota, ma su di me ha un effetto strano, sarà l’aria che si respira in pista, un mix di fumi di benzina e puzza di chiuso, diciamo che alla fine non mi sento proprio bene anche se ieri ero stato ben attento a non mangiare nulla (ho guardato gli altri al ristorante scofanarsi un piattone di tortiglioni alla matriciana – che tristezza!), ma non c’è stato nulla da fare. Per la cronaca 5° (su nove!) nelle qualifiche e 3° nella prima gara, nella seconda non pervenuto, son rientrato ai box prima della fine devastato nemmeno avessi affrontato il deserto a piedi.

Comunque non è di questo che volevo parlare, ma del fatto che stamattina dopo la sveglia e le coccole con dita negli occhi di Edo siamo venuti in sala a cantarti “tanti auguri”. Nella mia personalissima interpretazione non sono stato il massimo causa effetto post kart, mentre Edo è stato simpaticissimo.

Naturalmente cercherò di farmi perdonare questa sera amore, da quando c’è Edo è la seconda uscita serale da coppietta: un bel ristorante di pesce ci aspetta, mi ami veramente tanto visto che non sei un amante del genere ittico, però sai quanto invece faccia piacere a me e soprattutto alla mia gola.

E se questa mattina l’abbiamo trascorsa pensando alla prima lezione in piscina di Edo, un misto di preoccupazione (chissà se gli piace?) e gioia (si divertirà sicuramente!), dall’altra questa sera cercherò di renderti la serata più bella e piacevole possibile come non succede da un po’ di tempo e di farmi perdonare le mie mancanze dell’ultimo periodo per te e per noi e per… chissà!

TANTI AUGURI AMORE E BUON COMPLEANNO!

Da leggere ascoltando REM e U2 in “One”

* Titolo gentilmente suggerito dalla mamma!

Saluti dalla tv

Non sono un papà separato quindi non so cosa si prova a vivere questa condizione anche se so per certo che sarebbe veramente difficile accettare e vivere serenamente sapendo di non poter fare il bagnetto a Edo tutte le sere, non poter litigare con lui, giocare, cenare, andare in giro in bici e tutto il resto naturalmente. Per questo sono rimasto colpito da un intervista di un portiere di calcio di una squadra di Serie A che esternava la sua gioia non per la partita vinta, ma bensì era felice di aver giocato bene perché questo gli permetteva di essere intervistato da Sky e in questo modo poteva lanciare un messaggio ai suoi bambini che non vede e sente da tempo.

«Sono contento di essere stato il migliore in campo così ho la possibilità di dedicare le mie parate ai miei due figli che non vedo da troppo tempo e non per colpa mia».

Magari tra un po’ si scoprirà che il portiere in questione ne ha combinate tante per “costringere” la ex-moglie a questo comportamento, ma in questo momento in quelle parole ci leggo solamente la voglia e il desiderio di un papà di poter sentire e vedere i suoi due bambini. Chiede tanto?

Nessun facile moralismo e nessuna intenzione da parte mia di aprire una disputa sul fatto che sia giusto o meno che i figli di coppie separate vengano sempre affidati (o quasi sempre) alle madri. Solo una constatazione di un dato di fatto e della solitudine di quei papà che devono vivere questa situazione.

Leggendo in giro una volta ho trovato questa testimonianza di un padre, la riporto così com’è:

«“Papà mio …”
Adoro questa frase e tutto ciò che essa rappresenta nella vita di un uomo …..
Nell’abbraccio stretto stretto di mio figlio, delle due bambine, spesso ho trovato
tutto ciò che ho chiesto a Dio … alla vita ma,
non posso più dimenticare però quel profondo dolore che ti spacca in due il cuore
….
quando per cambiare la mia vita si sono ritrovati cambiare anche la loro … e in
quell’abbraccio che non è stato l’ultimo, ma è come se lo fosse stato, le loro lacrime
scorrevano sul mio viso lasciando una traccia indelebile … per tutta la vita sentirò
quel freddo scorrere della disperazione ….
E nel silenzio più totale … fissavano quella valigia dietro la porta di casa …. e a un
certo punto: “Non sai più che dire … che fare …. È ancora presto per loro per
capire … sono piccoli … un giorno capiranno …”
… mille baci e … la stretta di quella manina … che non si stacca …..
Cercai di rassicurarli che nulla cambierà tra me e loro ma…. nel tuo cuore sai che
invece tante cose cambieranno …. dalla stanza accanto non sentirò più la loro voce
che mi chiamano perché hanno male al pancino ……
Ho aperto quella porta e quando si è chiusa alle mie spalle … fuori l’aria era
irrespirabile …. I passi era così pesanti da non sapere più dove andare ….
Senza i miei bambini …..
Mi giro e mi rigiro .. mi alzo…
Un caffè alle tre di mattina e … nel cuore della notte in silenzio piango forte ….
Un padre a part-time è desolante …. Ed ancora peggio quando quell’uomo
giudicante da dietro una scrivania ti impone tempi e modalità sul tuo ruolo di
padre….
Cerco di dimenticare quei momenti che come un ladro li spiavo da lontano per
riuscire ad intravedere un piccolo sorriso …….. per fortuna che oggi tutto è diverso

Oggi hanno i loro amori e amorini ….
Oggi forse hanno capito le mie scelte … già le mie scelte!
Mahatma Gandhi scrisse «Un genitore saggio lascia che i figli commettano errori. E’
bene che una volta ogni tanto si brucino le dita.», ma quando invece sono i genitori
a bruciarsi le dita?»

A volte

E’ da un po’ che questo post mi frulla in testa e se aspetto l’ispirazione sto fresco, quindi lo scrivo così come viene. Piccola premessa: si può provare invidia per la compagna-fidanzata-moglie (vale anche il contrario, of course)? Più in generale è un male provare invidia? In un raporto a due i motivi possono essere svariati, l’importante è che questo sentimento non porti a un conflitto tale da degenerare, alla lunga la situazione sarebbe irrecuperabile. Si può provare invidia per l’eterno tema dei soldi, per i figli, per interessi personali, per hobbies, per non parlare anche delle amicizie, soprattutto quando sono dell’altro sesso, e ognuno di noi sono sicuro ha un motivo per provare a volte questo sentimento. Ma anche no, sia chiaro. Qui finisce la premessa.

Mi manca non aver più una famiglia, quella famiglia che mi ha fatto nascere, crescere e diventare quello che ora sono e molte volte questa mancanza, quasi un dolore fisico come un pugno nello stomaco, si presenta soprattutto nella quotidianità. La quotidianità di una telefonata per sapere semplicemente come va oppure per raccontare come sta il bimbo, nella normalità di una richiesta di consigli per scelte più o meno importanti, nella voglia di condividere i momenti belli e potersi sfogare in tranquillità quando c’è qualche dissidio in casa, nella possibilità ogni tanto di delegare qualche commissione.

Questi momenti li vivo dentro di me e quella quotidianità provo a riviverla cercando di trovare un po’ di familiarità nei ricordi che riaffiorano anche se mi sembra a volte che siano sempre gli stessi come se non ne avessi altri, come se fossero finiti, ma dentro di me so che non è così. Sul cellulare ho ancora i numeri di telefono dell’ufficio di mio papà (a quei tempi in casa avevo solo io il telefonino e da allora ne ho cambiati) e il numero di cellulare di mia mamma. Perché li tengo? Non lo so, ma non riesco a cancellarli, forse li tengo proprio per quella mancanza fisica che provo.

E la mia invidia che difficilmente potrebbe portare mai a un conflitto qual è? In quel mio cellulare muto o in quei numeri che se provassi a chiamare non otterrei alcuna risposta.

Dinamiche

Sono difficili le dinamiche di coppia, a volte ti snervano, ti lasciano svuotato soprattutto quando credi fermamente in un progetto che non è solamente tuo, ma riguarda tutti, coinvolge ogni membro della tua famiglia. Scelte difficili nel presente sperando che nel futuro quelle scelte si dimostrino vincenti, decisioni che richiedono coraggio e capacità di adattarsi, come salire a bordo in barca con attenzione e non tutti contemporaneamente altrimenti si rischia di ribaltarsi, serve la volontà e voglia di remare in primis e soprattutto remare tutti nella stessa direzione altrimenti nel migliore dei casi si sta fermi come un lampione.

Sono difficili le dinamiche di coppia, a volte si vince e a volte si perde, l’importante è farlo insieme.

Ne approfitto per fare tanti auguri di buona, serena e dolce Pasqua a tutti.