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Buio in sala: “Il cammino per Santiago” (2012)

Un omaggio a Mamma C e Mamma F:

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Il viaggio di un padre attraverso il percorso che avrebbe voluto compiere il figlio, morto a causa di una tormenta durante il pellegrinaggio verso la Cattedrale di Santiago de Compostela. Durante il lungo viaggio spargerà le ceneri del figlio nelle varie tappe e avrà modo di conoscere altri pellegrini e altre storie, ognuno con la propria motivazione e soprattutto con il desiderio di portare a termine il buen camino.

Se volete scoprire qualcosa di più sul cammino, il blog di una famiglia che per la seconda volta ha affrontato il cammino oltre che per motivi sentimentali anche per raccogliere fondi per la fibrosi cistica.

 

Buio in sala: “Senna” (2010)

Care Nate, oggi parlo di un film un po’ particolare, un film che ha vinto il SUNDANCE Film Festival 2010 nella categoria Documentari, un film che racconta la vita “del miglior pilota di tutti i tempi” (Niki Lauda): Ayrton Senna Da Silva.

Senna Di lui Ron Dennis, all’epoca a capo della Mclaren disse mentre Senna stava per tagliare uno dei suoi tanti traguardi sotto la bandiera a scacchi: “simply the best”. In queste poche parole c’era tutto l’essere Ayrton, pilota e uomo.

All’epoca guardavo la Formula1 solo per Ayrton e il Gran Premio per me finiva con lui, il più delle volte sotto la bandiera a scacchi altrimenti spegnevo il televisore: non aveva senso continuare a guardare quella gara se in pista non c’era più Senna. E tifavo Senna anche se non correva con la Ferrari, per me era una cosa normale perché facevo il tifo per il pilota Ayrton, non per la Mclaren e contro la Ferrari.

E non è strano come anche in quel pomeriggio del 1° Maggio del 1994, dopo l’incidente nel GP di Imola, spensi la tv, non avrei potuto assistere in diretta alla fine di quello che per era già un mito. In quello che fu un tragico week-end, il sabato durante le prove ufficiali ci fu l’incidente mortale di un pilota austriaco Roland Ratzenberger che scosse molto Senna a tal punto da fargli pensare di non correre quella gara. Ma la domenica pomeriggio si presentò in pista. Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. Furono anche prese misure, sia immediate che di lungo periodo, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità. Da quel lontano 1994 non ci sono stati più incidenti mortali in Formula Uno, senza la morte di Senna non si sarebbe mai affrontato con la giusta attenzione il discorso sicurezza sulle piste; è brutale dirlo ma il solo incidente mortale del pilota austriaco non avrebbe cambiato nulla in F1.

Il film racconta gli anni degli inizi sui kart (a proposito domani sera si va ancora a girare sui kart, ma su un circuito all’aperto sperando di non avere gli stessi problemi dell’ultima volta) e quelli della Formula Uno di Ayrton, la sua straordinaria carriera, la sua crescita sportiva e spirituale (« Mi ferisce che si dica che credo di essere imbattibile a causa della mia fede in Dio. Ciò che voglio dire è che Dio mi dà la forza e inoltre che la vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a mantenerlo con cura.»), la continua ricerca della perfezione e la trasformazione da giovane promessa dal talento innato, esploso in F1 nel 1984, a mito.

Il trailer del film:

“Voglio vincere sempre. E sognare è necessario”
(Ayrton Senna)

Da leggere ascoltando Lucio Dalla in “Ayton”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “The Family Man” (2000)

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Per la rubrica cinematografica del mercoledì tenuto conto del periodo natalizio non potevo esimermi dal presentare un film giusto giusto per il periodo. Tra tutti quelli che in questo periodo vengono trasmessi immancabilmente ogni anno questo è quello che più mi piace.

Trama: è la storia di Jack Campbell (Nicolas Cage), un ricco scapolo di Manhattan, che la mattina di Natale si sveglia in una vita parallela, conservando la propria identità. Come d’incanto si ritrova a vendere pneumatici, sposato con Kate Reynolds (Téa Leoni) e padre di due figli. Spaventato e disperato tenta di tornare alla sua vecchia vita, al lusso e alle sue abitudini, ma ben presto si rende conto di avere tutto quello che ha sempre desiderato.

Un film piacevole , carino, senza pretese con qualche buco nella sceneggiatura, ma poco importa per un film di Natale, in cui i buoni sentimenti naturalmente alla fine trionfano, dove il successo, la fama, le belle donne (intese come collezione) sono aspetti effimeri nella vita di un uomo, sono ben altri i successi nella vita a iniziare dalla famiglia.

Da ascoltare con Chris Isaak in “Wicked Game”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Era mio padre” (2002)

«A chi mi chiede se Michael Sullivan era una brava persona o solo un poco di buono, io do sempre la stessa risposta, dico soltanto “era mio padre”»

Si conclude così il film di Sam Mendes, ambientato negli anni ‘30, all’epoca del proibizionismo e di Al Capone. E’ la storia di un sicario, Michael Sullivan interpretato da Tom Hanks, che un giorno deve decidere se stare dalla parte della famiglia, dalla parte del boss irlandese che ha il volto segnato di Paul Newman che l’ha cresciuto come un figlio.  Michael Jr. Sullivan assiste ad una esecuzione operata dal padre e dal figlio del boss, Connor (Daniel Craig). Temendo che il ragazzino parli, Connor decide di eliminarlo, uccidendo però la moglie e il figlio più piccolo di Mike.

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La scelta è quella di affrontare la famiglia, di andare contro quel mondo fatto di violenza e di morte nonostante ne faccia parte, la scelta è di iniziare un viaggio fatto di vendetta in cui dovrà scontrarsi anche con il sicario Jude Law, dall’aspetto cadaverico, un sicario con tesserino della stampa che fotografa le sue vittime; ma il viaggio è anche quello della speranza, la speranza di garantire al figlio una vita pulita al di fuori del suo mondo malavitoso.

E anche se non proprio in questi termini, non è quello che speriamo per i nostri figli, un futuro migliore?

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Come l’acqua per il cioccolato” (1992)

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Da un bellissimo libro di Laura Esquivel “Dolce come il cioccolato” è venuto fuori un piccolo capolavoro fatto di magia, romanticismo, amore, tristezza, sesso e naturalmente cibo, il tutto proposto con ricette davvero particolari.

Nel Messico degli inizia del ‘900, la tradizione vuole che l’ultima figlia Tita non potrà mai sposarsi e avere figli per accudire la dispotica madre. Pedro, perdutamente innamorato di Tita, pur di starle accanto sposa la sorella maggiore Rosaura. Tra ricette, sesso, magia, il film ci racconterà questa storia d’amore d’altri tempi o forse la solita storia di sempre, ma questa volta condita da ricette dai mille sapori e anche un po’ pesantucce a dir la verità. Tita ricambia l’amore di Pedro cucinando questa ricetta: quaglie ai petali di rosa.

Ingredienti:
12 rose, possibilmente rosse
12 castagne
due cucchiaini di burro
due cucchiaini di fecola di mais
due gocce di essenza di rose
due cucchiaini di semi di anice
due cucchiaini di miele
due spicchi d’aglio
6 quaglie
1 «pithaya»*
*(fiore bianco dall’intenso profumo, simile a quello della vaniglia)

Preparazione:

«Si staccano con grande attenzione i petali delle rose, stando attenti a non pungersi le dita, perché a parte il forte dolore causato dalla spina, i petali possono rimanere impregnati di sangue e questo, oltre ad alterare il sapore della pietanza, può provocare reazioni chimiche addirittura pericolose. Ma Tita era incapace di ricordare questo piccolo dettaglio di fronte all’immensa emozione che aveva provato nel ricevere un mazzo di rose dalle mani di Pedro. Era la prima emozione profonda che sentiva dal giorno delle nozze della sorella, quando aveva ricevuto la dichiarazione d’amore di Pedro cercando di nascondere il suo turbamento agli occhi degli altri. […]

Una volta staccati, i petali si pestano nel mortaio con l’anice. Separatamente, si fanno dorare le castagne sul comal, si sbucciano e si fanno bollire per poi farne un purè. Si rosola l’aglio nel burro dopo averlo tritato finemente; quando è imbiondito, si uniscono il purè di castagne, il miele, i petali di rosa e sale a piacere. Per rendere più densa la salsa si possono aggiungere due cucchiai di fecola di mais. Infine si passa al setaccio e si aggiungono due gocce di essenza di rose, non di più, altrimenti c’è il rischio che la salsa diventi troppo aromatica e troppo saporita. Appena fatto questo la si ritira dal fornello. Le quaglie si fanno insaporire nella salsa soltanto per dieci minuti e poi si tolgono. […]

Quando si sedettero a tavola l’ambiente era leggermente teso, e non cambiò fino all’arrivo delle quaglie. Pedro, non contento di aver fatto ingelosire la moglie, senza riuscire a trattenersi, gustando il primo boccone della pietanza, esclamò, chiudendo gli occhi con espressione davvero lussuriosa: «Questo è il cibo degli dei!». Mamma Elena, sebbene riconoscesse che si trattava di un intingolo davvero squisito, infastidita da quel commento replicò: «C’è troppo sale». Rosaura, adducendo nausea e capogiri, non poté mangiare che tre bocconi. A Gertrudis, invece, capitò qualcosa di strano. Pareva che il cibo ingerito le producesse un effetto afrodisiaco perché cominciò a sentire un intenso calore che le invadeva le gambe. Un solletico al centro del suo corpo non le consentiva di rimanere correttamente seduta sulla sedia. […] Tentò di cercare sostegno in Tita ma quest’ultima era assente […]. Pareva che per uno strano fenomeno di alchimia il suo essere si fosse dissolto nella salsa di rose, nelle quaglie, nel vino e in ogni odore di quel cibo. In questo modo penetrava nel corpo di Pedro, voluttuosa, aromatica, ardente, assolutamente sensuale.
Era come se avessero scoperto un nuovo codice di comunicazione in cui Tita era l’emittente, Pedro il destinatario e Gertrudis la fortunata nella quale si creava, grazie al cibo, la sintesi di questo singolare rapporto sessuale. […]

Gertrudis in realtà non si sentiva bene, e sudava copiosamente in tutto il corpo. Le gocce di sudore erano rosa e avevano un gradevole e penetrante profumo di rose. Provò un impellente bisogno di fare una doccia e corse a prepararsela. […]
Il calore emanato dal suo corpo era così intenso che le assi incominciarono a crepitare e a bruciare. Colta dal panico di morire carbonizzata tra le fiamme, si precipitò fuori dallo stanzino, così com’era, completamente nuda.»
(“Dolce come il cioccolato – Laura Esquivel)

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA (anche se ho scritto più del libro che del film alla fine), mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.