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Mamma,

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Una vita fa, bello ciccio e biondino in braccio di mia mamma.
Auguri, oggi sulla torta ci sarebbero state 69 candeline.

A mia mamma

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

(Alda Merini)

Auguri Mamma, ovunque tu sia!

Un ricordo… tanti anni fa!

 

Il ricordo di un compleanno, tu piccola, un momento rubato, una foto per ricordare, un bacio intimo, ma gioioso, un bacio complice con papà, una foto che ho sempre amato per l’infinito amore che papà aveva per te, ha lottato con tutte le sue forze, ti ha difeso, finché ha potuto è stato il tuo angelo custode, non ti ha mai giudicato, ti ha solo amato, tanto.

Questo era il mio papà, dicono che gli assomiglio molto, non lo so, ma se solo avessi preso un quarto del suo cuore e un quarto della sua testa potrei già essere contento così senza preoccuparmi del resto.

Cristina_papà

Sul mio comodino ci sono le foto di mia sorella e dei miei genitori. Una sera Edo seduto sul mio cuscino prende in mano la foto di mia sorella e fa alla mamma:

“Ma non sei tu, mamma?”

“No amore, è la zia Cristina.”

Poi prende in mano la foto dei miei e la mamma:

“Questi sono i tuoi nonni, nonno S. e nonna P.”

“Ma non sono i miei nonni, non sono nonno E. e nonna L.?”

Non so cosa abbia risposto la mamma perché sono uscito dalla stanza con un nodo in gola e le lacrime che erano pronte per uscire.

Hai ragione Edo, come spiegarti che anche loro sono i tuoi nonni, in questo momento non ci riesco, non hai avuto modo di conoscerli e non sai quanto mi faccia male, ma appena sarai un po’ più grande ed io riuscirò a parlartene senza lacrime, ti racconterò di che persone erano i tuoi nonni e la zia Cristina.

Da leggere ascoltando Sting in “Fragile”

Quinonsitocca (II)

Leggo un blog che tratta argomenti molto forti e difficili, argomenti scomodi, dolorosi come la pedofilia, la pedopornografia, a volte non riesco nemmeno a terminare la lettura di quei post in cui vengono riportate testimonianze dirette, ma non è l’unico tema del blog di Massimiliano Frassi “L’inferno degli angeli” (il titolo già dice tutto).

Tra i temi trattati quello sui bambini scomparsi: le statistiche negli Usa (dato del 2002) indicavano che la media dei bambini scomparsi era di 2000 al giorno per un totale di circa 800mila all’anno: una cifra mostruosa, immaginatevi una città come Torino deserta! Lo studio da cui sono stati presi questi dati dà alcuni suggerimenti ai genitori, suggerimenti difficili da capire, da seguire ma allo stesso tempo importanti in caso il bambino, il vostro bambino, non torni più a casa; li riporto fedelmente:

  • tenete sempre con voi una descrizione dettagliata completa del vostro bambino (occhi, capelli, statura, etc.);
  • fategli delle fotografie in primo piano ed a corpo pieno ogni sei mesi;
  • ogni qual volta fa una visita dentistica fate in modo di farvi dare un aggiornamento di quanto gli è stato fatto;
  • se possibile (questa è una cosa fattibile negli Usa, dubito fermamente in Italia) fatevi prendere dalla stazione di Polizia le impronte digitali di vostro figlio e mantenetele in un posto sicuro;
  • createvi un campione di Dna del bambino: magari con un vecchio spazzolino messo sotto vuoto.

Se il bimbo non ritorna:

  • allertate subito parenti, amici e vicini di casa affinché loro stessi lo cerchino;
  • avvisate immediatamente la Polizia.

Sono suggerimenti che “danno fastidio solo a leggerli”, però potrebbero essere determinanti nei casi di bambini scomparsi, sperando con tutto il cuore di non dovere mai vivere un’esperienza di questo tipo, sperando che l’ennesima bambina venga ritrovata viva.

Dieci anni

«Gentilissima signora,

sono la catechista di Cristina e solamente in questi giorni ho saputo della terribile disgrazia che l’ha colpita e le sono vicina con tutto il mio affetto e con la preghiera. Solo in Dio potrà trovare aiuto per accettare questo grande dolore.

Ricordi di Cristina il suo bel sorriso e il suo affetto: io la ricordo così.

Ora è tra le braccia di quel Gesù che ha conosciuto e imparato ad amare nelle ore che ha passato con i suoi compagni e con me pochi anni fa, troppo pochi per noi che l’abbiamo amata, ma abbastanza per Gesù per volerla con lui nella pace eterna.

L’abbraccio con sincero affetto»


Sono passati dieci lunghi anni, io non so se ora è veramente tra le braccia di Gesù, so solo che mi manca tanto! Ti ho amato sorellina… ti ho coccolata quando eri piccolina, protetta quando eri una ragazzina, mi hai fatto incazzare quando stavi diventando una donna e alla fine quando avevi bisogno di me purtroppo non c’ero!

Ogni volta

Ogni volta, ogni estate, ogni anno che partivo dal mare per ritornare alla vita di tutti i giorni nella frenetica e caotica Milano che fosse per la scuola o per lavoro, lasciavo quella terra con un senso di malinconia che sfogavo durante il passaggio sullo stretto, quando dall’isola il traghetto ci portava sul continente, sulla terra ferma; sbarcati si asciugavano le lacrime e si partiva per quei mille e trecento chilometri di asfalto, lavori in corso (ma quando mai termineranno?), sorpassi, panini all’autogrill, stanchezza e sonno che ti facevano sembrare quel viaggio come una moderna odissea. Quest’anno si è partiti in aereo e la malinconia  e la tristezza non hanno trovato sfogo se non davanti a un monitor. Ricordi tanti e tanti ricordi scambiati con il Mago (caro cugino quante ne abbiamo fatte insieme e guarda dove siamo adesso!), ma soprattutto ricordo quando a fine giornata si tornava a casa dalla spiaggia per sentire ancora più vivo, se mai ce ne fosse bisogno, l’amore per quei legami di sangue che non ci sono più.

Ricordi nitidi le lacrime di mio papà ogni volta che si partiva quando salutava i suoi genitori e mi ritrovo con le stesse lacrime con l’unica e dolorosa differenza che i loro abbracci e baci erano veri, mentre i miei sono rintanati nel mio cuore, le lacrime sono più dolorose e fanno male come scolpite con un taglierino nell’anima.

A volte

E’ da un po’ che questo post mi frulla in testa e se aspetto l’ispirazione sto fresco, quindi lo scrivo così come viene. Piccola premessa: si può provare invidia per la compagna-fidanzata-moglie (vale anche il contrario, of course)? Più in generale è un male provare invidia? In un raporto a due i motivi possono essere svariati, l’importante è che questo sentimento non porti a un conflitto tale da degenerare, alla lunga la situazione sarebbe irrecuperabile. Si può provare invidia per l’eterno tema dei soldi, per i figli, per interessi personali, per hobbies, per non parlare anche delle amicizie, soprattutto quando sono dell’altro sesso, e ognuno di noi sono sicuro ha un motivo per provare a volte questo sentimento. Ma anche no, sia chiaro. Qui finisce la premessa.

Mi manca non aver più una famiglia, quella famiglia che mi ha fatto nascere, crescere e diventare quello che ora sono e molte volte questa mancanza, quasi un dolore fisico come un pugno nello stomaco, si presenta soprattutto nella quotidianità. La quotidianità di una telefonata per sapere semplicemente come va oppure per raccontare come sta il bimbo, nella normalità di una richiesta di consigli per scelte più o meno importanti, nella voglia di condividere i momenti belli e potersi sfogare in tranquillità quando c’è qualche dissidio in casa, nella possibilità ogni tanto di delegare qualche commissione.

Questi momenti li vivo dentro di me e quella quotidianità provo a riviverla cercando di trovare un po’ di familiarità nei ricordi che riaffiorano anche se mi sembra a volte che siano sempre gli stessi come se non ne avessi altri, come se fossero finiti, ma dentro di me so che non è così. Sul cellulare ho ancora i numeri di telefono dell’ufficio di mio papà (a quei tempi in casa avevo solo io il telefonino e da allora ne ho cambiati) e il numero di cellulare di mia mamma. Perché li tengo? Non lo so, ma non riesco a cancellarli, forse li tengo proprio per quella mancanza fisica che provo.

E la mia invidia che difficilmente potrebbe portare mai a un conflitto qual è? In quel mio cellulare muto o in quei numeri che se provassi a chiamare non otterrei alcuna risposta.

Sfide continue

Aspetto il fine settimana contando i giorni e le ore per godermi figlio e moglie, per trascorrere 48 ore tutte di filata insieme, ci tengo e mi piace pensare di passare ogni volta del tempo di quantità e naturalmente di … Read more »

Edo e le foto

Edo non ha, o forse è meglio dire, non hai mai avuto praticamente i nonni paterni. Mio papà se né andato molto tempo fa e la tristezza, ora che sono passati tanti anni, è nel pensare la gioia che avrebbe … Read more »