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Buio in sala: “Carlito’s way” (1993)

Una bella interpretazioni di Al (sicuramente non la migliore) che veste i panni di Carlitos Brigante, ex-spacciatore portoricano appena uscito di galera che cerca -invano- di cambiare vita prendendo in gestione un locale con il sogno di trasferirsi e trascorrere il resto della sua vita su un’isola dei Caraibi. Ma ben presto si accorgerà locandina_carlitoche il passato di un malavitoso non è possibile da cancellare così facilmente, come mi ripeteva spesso mio nonno se uno nasce quadrato non può morire tondo. E infatti i guai non tardano ad arrivare quando l’avvocato di Carlitos, cocainomane e corrotto, interpretato da Sean Penn splendido in questo personaggio (a parte per l’acconciatura!), chiede il suo aiuto dopo aver rubato un milioncino di dollari a un capo della mafia italiana (tra gangster portoricani, avvocati ebrei corrotti poteva mancare il mafioso italiano?!?). Fino all’ultimo la regia di Brian De Palma fatta di flash-back tiene legato a quel filo sottile che ci fa amare il cattivo sperando che riesca a salire su quel benedetto treno per prendere il volo verso la meta caraibica e ricongiungersi con la donna che lo ha amato e saputo aspettare nonostante la galera, una bellissima Penelope Ann Miller.

Citazione per Pachanga (Luis Guzman), braccio destro di Carlitos che alla fine si venderà per soldi.

Il trailer in lingua del film.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Per non dimenticare

19 Luglio 1992, ore 16.58

Eravamo giovani e belli, incoscienti, sognatori di un futuro sconosciuto ma desiderosi di essere artefici del nostro destino, inconsapevoli testimoni di un periodo storico e di una società che in quel momento non eravamo in grado di capire pienamente. Ci aspettavano le isole greche, belle ragazze, conquiste, quattro veri amici bruciacchiati al sole già durante la traversata del Mediterraneo che al fischio del treno non erano più in sei a condividere quel viaggio, ma bensì sette non sapendo dove avremmo ficcato nella cabina della nave quel bestione alto 2 metri con una busta di plastica in mano, nulla in quel momento ci poteva scalfire, nemmeno le bombe scoppiate il pomeriggio precedente a millecinquecento chilometri di distanza spaventose e distruttive come quelle di Maggio.