Tag Archives: Papà

“Fratelli e sorelle buonasera”

«Adesso vorrei dare la benedizione, ma prima vi chiedo un favore. Prima che il Vescovo benedica il popolo io vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo chiedendo la benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me».

(Papa Francesco I – Roma, 13.03.13)

Anche Edo con un occhio sull’iPad giocando a Fifa e l’altro al televisore ha guardato in modo distratto la prima uscita del Papa, Vick invece ha tranquillamente e giustamente fatto come se nulla fosse.

Giorni

18.06.12

Ci sono giorni particolari, il tempo non li ha fatti scivolare via come tutti gli altri, ci sono giorni in cui basta aprire gli occhi e ti rendi conto che vorresti che molte cose fossero andate diversamente, vorresti semplicemente prendere il telefono e dire due parole, di quelle che sembrano banali, di quelle quando eri giovane facevi quasi fatica a dire per una sorte di pudore che adesso non saprei spiegare, ma era così.

“Ciao pa’, come stai? Tanti auguri!”

Ci sono giorni e momenti della vita che vorrei tirar su quel telefono perchè la necessità di te è quasi fisica, sapere che qualunque strada dovessi mai imboccare ci saresti sempre tu a indicarmi la via d’uscita. Affronterei le sfide della mia vita con un po’ di tranquillità senza trovarmi sveglio alle 3 del mattino senza sonno con la testa pesante dai pensieri, così pesante che è meglio guardare un film demenziale in tv.

Oggi per una serie di circostanze mi sono trovato nel “tuo” ufficio, mi fa sempre uno strano effetto entrare in quel posto. Alla domanda le do il numero per prendere appuntamento ho risposto: non c’è bisogno, è sempre registrato nella mia rubrica.

Da leggere ascoltando Gianna Nannini in “Fotoromanza”

Un ricordo… tanti anni fa!

 

Il ricordo di un compleanno, tu piccola, un momento rubato, una foto per ricordare, un bacio intimo, ma gioioso, un bacio complice con papà, una foto che ho sempre amato per l’infinito amore che papà aveva per te, ha lottato con tutte le sue forze, ti ha difeso, finché ha potuto è stato il tuo angelo custode, non ti ha mai giudicato, ti ha solo amato, tanto.

Questo era il mio papà, dicono che gli assomiglio molto, non lo so, ma se solo avessi preso un quarto del suo cuore e un quarto della sua testa potrei già essere contento così senza preoccuparmi del resto.

Cristina_papà

Sul mio comodino ci sono le foto di mia sorella e dei miei genitori. Una sera Edo seduto sul mio cuscino prende in mano la foto di mia sorella e fa alla mamma:

“Ma non sei tu, mamma?”

“No amore, è la zia Cristina.”

Poi prende in mano la foto dei miei e la mamma:

“Questi sono i tuoi nonni, nonno S. e nonna P.”

“Ma non sono i miei nonni, non sono nonno E. e nonna L.?”

Non so cosa abbia risposto la mamma perché sono uscito dalla stanza con un nodo in gola e le lacrime che erano pronte per uscire.

Hai ragione Edo, come spiegarti che anche loro sono i tuoi nonni, in questo momento non ci riesco, non hai avuto modo di conoscerli e non sai quanto mi faccia male, ma appena sarai un po’ più grande ed io riuscirò a parlartene senza lacrime, ti racconterò di che persone erano i tuoi nonni e la zia Cristina.

Da leggere ascoltando Sting in “Fragile”

C’è un momento giusto

18.06.11

C’è un momento giusto per piangere le persone che ami che non ci sono più

c’è un momento giusto per renderti conto che non ricordi più le loro voci, il loro profumo, il loro amore

c’è un momento giusto per guardare avanti e farsi coraggio, guardarsi allo specchio e non vederlo rigato di lacrime

c’è un momento giusto per tirare fuori dal cassetto i sogni di ragazzino quando la leggerezza era l’unico sentimento nel tuo cuore

c’è un momento giusto nella vita per ogni cosa e scoprirlo è il nostro destino, è la nostra vita.

Da leggere ascoltando Francesco De Gregori in “La ragazza e la miniera”

Buio in sala: “Smoke” (1995)

Rieccomi care NxD: tratto da un racconto di Paul Auster (“Il racconto di Natale di Auggie Wran”) che ne ha scritto anche la sceneggiatura, questo film mi ha emozionato, fatto pensare, interrogato e all’epoca mi ha fatto sognare come sarebbe stata la mia paternità, che padre sarei stato anche se all’epoca (non che adesso che non c’è più sia differente) il mio punto di riferimento fosse mio papà.

smoke Tratto da wiki: “Il film racconta le storie, gli incontri e l’amicizia che nascono intorno alla tabaccheria di Auggie (Harvey Keitel), nel cuore di Brooklyn. Il film racconta varie storie, tutte incentrate sulla paternità, pesante come il fumo, cosa vuol dire essere padre, comportarsi da uomo, relazionarsi con i figli e i propri vecchi.”

Non ricordo benissimo tutte le storie raccontate, ma c’è un’immagine che mi è rimasta dentro: le foto che ogni mattina il tabaccaio Auggie scatta dallo stesso angolo, ogni giorno, puntuale, sempre, raccontando in questo modo le storie di uomini, donne e bambini che attraversano la sua vita solo sfiorandola:

Paul: Sono tutte uguali!
Augustus: È vero. Quattromila fotografie dello stesso posto, l’angolo tra la Terza e la Settima, alle otto di mattina. Quattromila giorni con tutti i tipi di clima possibile. È per questo che non vado in vacanza, devo stare qui ogni mattina, alla stessa ora. Ogni mattina nello stesso posto alla stessa ora.
Paul: Non ho mai visto niente del genere.
Augustus: È il mio progetto, quello che puoi chiamare il lavoro della mia vita.
Paul: Ma… sono tutte uguali!
Augustus: Sono tutte uguali, ma ognuna è differente dall’altra. Ci sono delle mattine di sole, delle mattine buie; ci sono luci estive e luci autunnali; giorni feriali e fine settimana; c’è gente con l’impermeabile e le galosce e gente.. con la maglietta e i pantaloncini; qualche volta la stessa gente, e qualche volta differente; qualche volta quelli differenti diventano uguali, e la stessa gente scompare. La Terra gira intorno al Sole, e ogni giorno la luce del Sole colpisce la Terra da un’angolazione differente.
Paul: Più piano, eh?
Augustus: È quello che consiglio. Lo sai com’è: domani, domani, domani.. il tempo mantiene sempre il suo ritmo.

Da leggere ascoltando Mauro Pagani in “Domani”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Chiuso per furto

chiuso

Questo blog nasce con e per Edo, nasce dalla gioia e dall’amore per il mio bimbo, nasce dalla voglia di raccontarlo attraverso i miei occhi che sono sempre stati d’amore infinito, ma in questo ultimo periodo mi sono accorto che la pazienza, quel mio essere tranquillo e calmo è andato letteralmente a farsi benedire e chi ne sta risentendo di questo oltre a me, è sicuramente Edo. Appena, perché ne sono sicuro non sarà tra troppo tempo, ritornerò ad essere il papà che sono sempre stato e che voglio essere, ritornerò ad essere il papà paziente, amorevole, giocherellone che non va in escandescenza per nonnulla, questo spazio bianco ricomincerà a essere imbrattato nuovamente dai racconti di Edo, fino a quel momento il blog sarà chiuso per furto.

Sempre e per sempre

…il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai*

Il vero amore può essere per una donna, la stessa donna che sfiori quando vai a letto tutte le sere da anni oppure per la prima volta, può essere per una una donna lontana che vorresti fosse più vicino, per una donna che non conosci e vorresti poterlo fare, ma c’è il vero amore anche per gli amici e naturalmente, ma soprattutto, c’è il vero amore per i figli.

*F. De Gregori – “Sempre e per sempre” (dall’album “Amore nel pomeriggio” – 2001)

Don Ciccio

Ricordi d’estate quando da piccolo passavo i pomeriggi nel tuo laboratorio di mastro scarpe facendo le barchette con i pezzettini di cuoio che scartavi, tutta una vita a lavorare e tutto quel mastice respirato ti avevano lasciato una tosse permanente e fastidiosa. Ricordi d’estate quando passeggiavamo in giro per il paese con il cappello calato in testa e quelle grandi orecchie che spuntavano fuori, le mani incrociate dietro la schiena (lo sai che ogni tanto cammino anch’io così?) e per ogni persona che incrociavamo mi raccontavi qualche aneddoto. Ricordi d’estate quando mi davi i soldi per andare a comprare la coca nella bottiglia di vetro (non c’erano ancora quelle di plastica o almeno io non le ricordo), non tutti i giorni però, solo la domenica. Ricordi d’estate quando si aspettava con un misto di gioia e ansia sbucare da quella curva la macchina di papà e mamma: ma quando arrivano?

Ricordi d’inverno quando abbiamo dovuto dire addio a quel tuo figlio scapestrato, ma con un cuore incredibile e che pasticcere che era proprio quando aveva finalmente messo la testa a posto con una donna al suo fianco. Ricordi d’inverno quando alla morte di papà mi ha detto che adesso mi sarei dovuto occupare io della mamma e di Cristina e tu invece hai deciso che non si poteva continuare a vivere dopo quell’ennesimo dolore che la vita ti aveva dato.

Sessanta anni ci hanno diviso, tu che eri del ‘12 e io del ‘72, lo stesso nome ci ha unito e in mezzo un figlio e un papà che ha lasciato entrambi troppo presto.

Dispetti e amore

E’ normale quando si trascorre una domenica da incubo farsi i dispetti come se si avesse 2 anni e (quasi) mezzo, mettendosi sullo stesso piano del proprio bimbo? Non so se è normale, ma è quello che è successo a … Read more »

La fine o l’inizio – parte II

Lunedi mattina, 10 Novembre 1997, ore 6. Sono già in giro per casa (all’epoca le 6 era una levataccia, adesso un lusso!) perchè devo rientrare a Viadana (provincia di Mantova) dove sto svolgendo presso l’ufficio dei Servivi Sociali del Comune i miei 10 mesi di naja camuffati col nome di Servizio Civile. In quel periodo ero uno studente sfaccendato fuoricorso di giurisprudenza ed ogni pretesto era buono per preparare gli esami con tutta calma e cosa di meglio di 10 mesi fuori casa per colpa dello Stato (domanda naturalmente retorica!)? Si sveglia anche mio papà, facciamo colazione insieme e scende prima di me per scaldarmi e tirarmi fuori la macchina dal box nonostante non ce ne fosse bisogno. Finisco di preparami e lo raggiungo con macchina calda e motore rombante pronta per il viaggetto milano-viadana. Al posto del solito ciao-ciao pa’, ci siamo abbracciati, un figlio e un padre si sono abbracciati avendolo fatto poche volte nonostante l’amore e il rispetto di entrambi, quella mattina ci salutammo come non avevamo mai fatto.

Lunedi mattina, 10 Novembre 1997, ore 7.28. A quel tempo le tariffe dei cellulari erano semplicemente da rapina (un furto legalizzato) e siccome avevo lamentato dei problemi con il mio nuovissimo telefonino (il mitico bananino) mio papà mi chiama per verificare lo stato di sto benedetto cellulare per capire se ci avessero rifilato un bidone, costoso, ma sempre bidone. L’importante era chiamare prima delle 7.30, dopo ogni minuto costava più di un pernottamento al Savoia. Sembra tutto a posto, ma rimaniamo comunque d’accordo che nel pomeriggio dopo l’ufficio sarebbe passato dal rivenditore, in fondo era costato più di 700.000 £. Quella fu l’ultima volta che sentì la voce di mio papà.

Lunedi sera, 10 Novembre 1997, ore 18.30. Sono a cena dal parroco (si sa che i preti cenano presto) e non avendo intenzione di andare fuori a mangiare tutte le sere dovevo arrangiarmi con la convenzione del comune che mi passava la cena nel mini refettorio. Non che la cosa cambiasse molto, perchè mi ritrovavo spesso a uscire alla sera per i morsi della fame. Alle 18.45 ricevo una chiamata: “papà ha avuto un incidente” (era in scooter e stava andando al centro commerciale dove avevamo comprato il cellulare).  Ho percorso i 160 km circa di ritorno in uno stato di trance ripentendomi  un mantra, una preghiera ma soprattutto una speranza che non potesse essere così grave come la voce di mia mamma mi aveva fatto capire. Non aveva un cellulare, non potevo richiamarla e quindi quell’ora e mezza in macchina con la pioggia che scendeva piano piano me lo ricordo metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. Arrivo al pronto soccorso e mentre mi avvio verso l’ingresso incrocio mia mamma con un sacco nero, quello che si usa per la spazzatura, in cui erano stati messi gli effetti personali e i vestiti di mio papà. Mia mamma cammina a testa bassa, non mi vede, la chiamo e guardandomi con gli occhi gonfi mi dice:”è tutto finito!“.

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