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Leggendo di sport (non di calcio)

Un piccolo piccolissimo omaggio a un giornalista (sportivo e non)- scrittore che leggo spesso sul Corriere, i suoi articoli sportivi, ma soprattutto quelli di cucina mi lasciano sempre a bocca aperta (sarà la fame atavica?), sarà forse e banalmente anche se banale non è il suo modo di scrivere. Ho appena finito di leggere il suo ultimo libro “Occhi negli occhi”: un bel romanzo, scritto bene, delicato, scivola via con naturalezza in cui gli intrecci tra passato e presente, tra amicizia e amore, tra gioia e dolore sono continui senza mai perdere il filo del racconto in un viaggio che ci porta fino all’altro capo della Terra alla ricerca di qualcuno perso tanti anni prima.

«Quando avrò dei nipoti (se li avrò) racconterò loro del punto più basso della mia vita professionale, il 9 agosto 1992, alla piscina Bernat Picornell di Barcellona che, però, è anche il punto più alto che ho mai raggiunto in questo mestiere, perché ho avuto la possibilità di raccontarlo sul Corriere della Sera. Italia-Spagna 9-8 (come la semifinale di questo Mondiale sulla Croazia di Ratko Rudic) dopo i supplementari. L’avvenimento più esaltante che ho mai vissuto, talmente esaltante che, circondato da spagnoli che credevano alla medaglia d’oro, tartassato (chi segue la Santa Waterpolo partecipa come se andasse in vasca) dagli arbitri, sbertucciato da una piscina in cui noi italiani eravamo minoranza, alla fine sono saltato sul banco della tribuna stampa e ho fatto il gesto dell’ombrello rivolto alla tribuna reale, dove c’era, appunto, re Juan Carlos…»  Corriere della Sera (28 luglio 2011)

Roberto Perrone

Leggendo della Sicilia e della Padania

«Pino Cuttaia è un cuoco alto e asciutto. Alto di cucina e di aspetto, e ho sempre avuto rispetto (e anche un po’ di invidia) per i grandi cuochi che conservano la linea. Pino Cuttaia è un cuoco alto ma possiede quella saggezza antica che secondo gli orientali è prerogativa dei grassi. Quindi, come avrebbe detto Gianni Brera, anche se è alto e magro, lo considero «un fratello grasso». Sono arrivato a Licata per lui e con lui, l’ho girata, dal lido Miramare, dove ho fatto il bagno in una bella domenica di sole caldo, al centro durante una festa, e poi all’Oasi Beach dove ho mangiato una pizza sorprendente. Ho fatto colazione con lui al bar Florio: granita e brioche. La Sicilia, solo per questo modo di cominciare la giornata, è terra intelligente e generosa…» (6 agosto 2011)

«Dal terrazzo dell’Imperiale, Giacomo Battafarano, appassionato direttore dell’hotel, mi guida nella scoperta del panorama di Taormina. Non sono il primo a emozionarmi. «La vista di Taormina ci mandò in estasi»: Alexandre Dumas. «Qui ci si sente come se si fosse vissuto per un migliaio di anni… Non che Taormina aspetti solo me, aspetta tutti gli uomini»: D.H. Lawrence. Laggiù, sulla punta, si intravede il Teatro Greco fatto edificare da Ierone II, tiranno di Siracusa: il nome di sua moglie, Filistide, è scolpito su alcuni gradini. Nelle sere di spettacolo, grazie a un’acustica perfetta, le voci e i suoni arrivano fin qua…» (20 agosto 2011)

Roberto Perrone

«…Vi chiederete: ma con tutte le rogne che ci stanno cascando addosso, perché occuparsi di queste pagliacciate? Perché molte di quelle rogne derivano proprio dalla mancanza di credibilità di chi avrebbe dovuto affrontarle e invece si è occupato di queste pagliacciate. E non in qualità di commentatore, ma di ministro proponente. A chi gli chiedeva come mai i ministeri del Nord non avessero aperto come promesso il primo di settembre, l’ambasciatore del Calderoli ha risposto: c’è stato un equivoco, noi avevamo parlato di «primi di settembre». Più li vedo all’opera, più i padani mi sembrano identici al popolo con cui confinano: gli italiani.» (2 Settembre 2011)

Massimo Gramellini

Da leggere ascoltando i REM in “E-bow the letter”