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Buio in sala: “Somewhere” (2010)

Mi sono messo comodo per godermi la visione di “Somewhere”: adoro i film di Sofia Coppola che ha toccato l’apice con “Lost in translation”, bellissimo anche “Il giardino delle vergini suicide”.locandina-somewhere Se sono riuscito ad arrivare alla fine è stato solo nella speranza che la musica cambiasse, che succedesse qualcosa per cui valesse la pena di stare seduto a guardarlo: macché, fino alla fine c’ho sperato ma l’attesa e la speranza è stata vana. Un ritratto di Hollywood e dello Star System davvero deludente. L’unica nota positiva la figlia del protagonista, Cleo interpretata da Elle Fanning, giovanissima ma già con un curriculum invidiabile.

Ha vinto il Leone d’oro al Festival del Cinema di Venezia (giuria presieduta da Tarantino): era una speranza in più rimasta anche questa inattesa.

Trama (da wiki): Johnny Marco è una famosa star del cinema americano che vive nel leggendario Chateau Marmont Hotel. In un cameo Benicio del Toro (nel ruolo di sé stesso) durante un breve viaggio in ascensore rivela a Marco che la stanza in cui alloggia è quella in cui lui ha conosciuto Bono Vox. Le sue giornate sono occupate da alcol, donne, macchine veloci e folle di fan. Rinchiuso nel mondo artificiale dello spettacolo Johnny perde il contatto con la realtà fino a quando non si trova a doversi prendere cura della figlia undicenne Cleo. Con lei si recherà in Italia per ritirare il Telegatto. In questa scena compaiono anche Maurizio Nichetti, Simona Ventura, Nino Frassica e Valeria Marini nel ruolo di se stessi, ovvero regista, presentatori e showgirl della manifestazione.”

La scena dei Telegatti è davvero pessima (ma forse all’estero ci vedono così), spero che non sia per questo che abbia vinto il Leone d’oro.

Se vi capita consiglio vivamente di evitarlo: che delusione e che noia! La canzone scelta oggi invece merita di essere ascoltata.

Da leggere ascoltando Michael Bublè in “Hollywood”

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Buio in sala: “Lost in Translation” (2003)

Cito Severgnini: “In quel film non c’è solo la distanza di età, ma anche quella geografica (Tokyo, il jet lag, i protagonisti lontani da casa). Qualcosa si è perso, ma qualcos’altro è nato: i due si aiutano a vicenda in un passaggio delicato della vita. Di coppie così, che si sono solo sfiorate, ne ho conosciute, e sono tra le più interessanti: perché non distruggono (matrimoni, vite, carriere), ma costruiscono la personalità di entrambi.”

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Trama: Bob Harris (un fantastico Bill Murray che sembra interpretare se stesso) è un attore americano sul viale del tramonto: è a Tokyo per girare lo spot di un whisky, non parla giapponese e soffre di insonnia. Charlotte (una super fantastica Scarlett Johansson) è a Tokyo al seguito del marito fotografo che non vede mai, non parla giapponese e anche lei è insonne. Anime simili che non possono che incrociarsi e ciò naturalmente accade in un albergo: da quel momento i due iniziano a farsi compagnia e a conoscersi meglio. Fino a che punto impereranno a conoscersi?

La regista è una giovane donna che porta un nome pesante, italiano: Sofia Coppola appena applaudita e vincitrice del Leone d’Oro alla 67ª mostra di Venezia con il film “Somewhere”

Una curiosità trovata su wiki: “Nel finale della versione originale non si riesce a udire cosa Bob dica a Charlotte. Le parole alla fine sembrano suonare:

…tell him-me the truth. Ok ?

Sofia Coppola ha dichiarato che non c’era un copione deciso ma che Murray e Scarlett sono gli unici a sapere cosa sia stato detto.”

Un bel film, semplice, diretto, divertente, commovente, vero… guardate il trailer, vi verrà voglia di guardarlo subito! Bellissima anche la colonna sonora. E per sognare con questo film, guardatevi questo video con musica dei Cold Play.

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.