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Un attimo

“Sono state quattro le scosse di terremoto che hanno interessato ieri sera l’Italia settentrionale, dalla Lombardia all’Emilia, al Veneto, al Trentino. La prima, di magnitudo 3,1 registrata intorno alle 20.22, con profondità di poco più di un chilometro, ha avuto epicentro nella pianura padana lombarda. Otto minuti più tardi, alle 20.30, vi è stata una forte scossa, di magnitudo 4,7, nella pianura padana veneta.” (ansa.it)

Ieri sera per la prima volta mi sono preoccupato. Punto. Senza se né ma. Quando è capitato altre volte ho sempre bollato la mamma come troppo apprensiva, minimizzavo sempre e poi sono diventato un fatalista: se deve essere sarà, non sarò certo io in grado di evitare una scossa di terremoto o qualsiasi altro evento o catastrofe naturale.

Invece ieri sera mentre io ed Edo finivamo di cenare (la mamma era in camera), ho sentito quel leggero movimento, ho avvertito un giramento di testa, è stato un attimo e il primo pensiero è andato proprio al mio bimbo seduto lì vicino, intento a mangiucchiarsi la pera. Per la prima volta una leggera scossa di terremoto mi ha toccato e non per quello che effettivamente è successo, ma per quello che poteva essere. E’ stato un momento, ma questa volta il pensiero di Edo e dell’innominato dentro la pancia della mamma mi ha lasciato dentro un senso di preoccupazione e di ansia che non pensavo di avere e che quei tremuli secondi hanno fatto riaffiorare in un attimo.

“Viviamo eternamente in quella parte di noi, che abbiamo donato agli altri.” (Salvador Allende)

Da leggere ascoltando De Gregori in “Cardiologia”

Articoli: “Ci è servito crescere fra tragedie e buone maniere”

Siamo provati, noi giapponesi, ma non c’è nessuno contro cui scagliarsi, nessuno a cui dare la colpa. La nostra paura è il nostro silenzio, la nostra rassegnazione è la nostra forza, la nostra voglia di continuare è la nostra dignità.

Il Giappone è ancora una volta messo alla prova da una delle più profonde crisi della sua storia . Nagasaki e Hiroshima non bastavano ad affollare un curriculum dei disastri di tutto rispetto. Il terremoto di Sendai ha preso il suo posto in una triste classifica e va ad aggiungersi ad altri eventi come il terremoto di Kobe nel 1995 o l’incidente nucleare di Tokaimura nel 1999.

Ci è stato detto che il resto del mondo è rimasto sorpreso dalla nostra calma e dalle nostre buone maniere in situazioni di questo tipo. Sentire queste frasi ci lusinga e ci rende ancora più orgogliosi di essere giapponesi. Però, per dirla tutta, abbiamo acquisito questa capacità di reagire incosciamente. E’ un processo che si tramanda di generazione in generazione, da genitore a figlio, ed è difficile spiegarlo con parole semplici. La maniera più semplice per farlo è separare i due contesti, calma e buone maniere possono sembrare due componenti integranti del nostro comportamento, ma a essere sinceri sono due realtà ben differenti.

La calma non è nei confronti delle catastrofi  in generale, ma è una nostra reazione particolare ai terremoti. Noi conviviamo da sempre con una terra che trema. I nostri nonni hanno vissuto sulla propria pelle il Gran terremoto di Kobe (Hanshin Daishinsai). Da sempre, la televisione pullula di programmi riguardanti terremoti, i palinsesti abbondano di messaggi educativi su come affrontare le emergenze. Sin dalle scuole elementari, siamo abituati ad allenarci su simulatori a forma di stanza o ufficio che riproducono le condizioni drammatiche di un sisma. Di tanto in tanto qualche piccola scossa ci ricorda che il Gran terremoto o “Dai Jishin” arriverà. A volte, presi dallo sconforto, questi shock ci fanno pensare che la fine possa essere giunta. Ma poi ci rassicuriamo dicendoci che no, la fine non può essere oggi, e non sarà neanche domani. Purtroppo, a quanto ci dicono, oggi la fine è arrivata per più di 10 mila persone. Il “Dai Jishin” è stato qui.

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