Finalmente tra le braccia della mamma e mie

Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

(Alda Merini)

28 Settembre. Ore 15.50.

La giornata è stata intensa e lunga, pensavamo già di essere in quattro a metà mattina, invece l’attesa si è protratta fino al pomeriggio. L’ho vissuta da fuori, non avevo notizie, ma a un certo punto ho visto correre verso la sala operatoria l’anestesista e un chirurgo: in quei momenti i pensieri che hanno attraversato la mia testa sono stati tremolanti, paurosi anche perché ero convinto che l’intervento fosse già iniziato. Fortunatamente è uscita a breve una dottoressa e mi ha ragguagliato, ci sono stati alcuni problemi con la spinale, ma a parte il dolore e i tentativi di ben due anestesisti nel giocare a freccette con la schiena della mamma, alla fine è iniziato l’intervento. Attesa. Sensazioni tante, molte contrastanti, ma anche dolci e delicate. Cosa altro potevo fare. In fondo era dalle 7.30 che attendevo, impaziente, ma ormai le danze si erano aperte, a breve avrei visto Vittorio sbucare da quella porta. E alle 15.54 ti ho visto arrivare, questa volta ho assistito alla prima visita (ti sei meritato un bel 10 di Apgar) e al bagnetto e dopo poco meno di venti minuti eri già nelle mie braccia. La prima cosa che ho fatto è annusarti, volevo riconoscerti come mio. Mi sei sembrato  un piccolo mostriciattolo, ma ogni minuto che passava eri sempre più bello. Non ho pianto, forse per pudore, ma ti ho coccolato fin da subito mentre aspettavamo la mamma che uscisse dalla sala operatoria, alternavi pianti disperati a silenzi improvvisi, hai iniziato fin da subito a far andare la boccuccia, la tua prima nanna in braccio l’hai fatta succhiandoti due dita. Dopo circa un’oretta con grande fatica hai aperto gli occhietti, piccoli, neri, già vispi e attenti, ci siamo guardati, all’inizio di soppiatto, poi sempre di più, ci siamo riconosciuti, ti sei fidato di me e dopo li hai richiusi addormentandoti.

28 Settembre. Ore 21.10.

Edo, tesoro, sei cotto vero?, stamattina ti sei svegliato presto, non hai fatto nemmeno il riposino e dobbiamo andare a casa, c’è una sorpresa, un regalino di Vittorio.

Sarà una macchinina di Cars???

Ma chi lo sa, appena arriviamo a casa lo scopriamo insieme.

Ma è un monopattino!!

Si, ti piace il regalino che ti ha fatto Vittorio?

Si…. si… anche se mi piaceva più verde chiaro (aridaje con ‘sto verde chiaro!). Domani quando andiamo in ospedale a trovarlo glielo dici che lo preferivi verde chiaro.

Adesso lo montiamo così domani lo provi subito.

Posso fare un giretto adesso?

Si, fatti un giretto ma stai attento.

E’ bellissimo, papà, il mio monopattino.

Sono contento. Allora è stato davvero bravo Vittorio?

Si, è il mio fratellino.

28 Settembre. Ore 23.50.

Sto bene. Stanco, ma felice. “E’ un bel giorno, non lasciarlo trascorrere…”

Da leggere ascoltando U2 in “Beautiful day”

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