Di salvataggi e canotti

Quante vite abbiamo a disposizione? Sette, come i gatti? Se è così il bimbo che abbiamo incrociato (nel vero senso della parola) oggi pomeriggio tornando a casa in macchina dopo essere passati da casa dei nonni per un breve e fugace saluto ne ha ancora a disposizione sei. A un certo punto vediamo sul marciapiede un bimbo che tutto solo stava gattonando e passo dopo passo in tutta la sua beata innocenza stava cercando di scendere dal marciapiede pronto a mettersi in pista. Mi sono naturalmente fermato in mezzo alla strada e dentro di me continuavo a pensare: uscirà qualcuno da quel negozio di bellezza, uscirà qualcuno da quel benedetto negozio di bellezza, uscirà qualcuno da quel cazzo di negozio di bellezza e mentre il mantra continuava e tenevo sotto controllo che nessun scooter mi superasse, la mamma è prontamente scesa e mentre il bimbo si stava lanciando giù dal marciapiede l’ha preso in braccio. Sorridendo gli ha chiesto “ma tu dove credi di andare?” e ha riportato il piccolo maratoneta tra le mani della madre che non sapeva più come dire grazie da quanto fosse sotto choc!

Adesso so benissimo qual è la sensazione di avere due labbra siliconate grosse come canotti, stile Parietti o Dellera, perché tornati a casa dopo aver messo al sicuro il piccolo maratoneta sperando che la madre non se lo dimentichi un’altra volta, non potendo rimanere in cortile a girare con la bicicletta perché il vento era forte (la vignetta di ieri mi sa che ha sortito effetto!), giocando in casa mi sono beccato una botta tremenda sul mento da Edo, come fosse stato un montante preciso di Rocky Marciano! Un dolore che non vi dico, ma la sorpresa è stata scoprire subito la misura spropositata del mio labbro inferiore, un canotto che avrebbe fatto invidia anche agli immigrati nei loro viaggi della speranza verso le italiche spiagge!

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