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L’eredità

Sto diventando scemo: vi sembra facile vendere una casa ereditata insieme ad altri 4 sparsi in TRE regioni (di cui DUE bagnate dal mare) e la casa in vendita si trova in una QUARTA regione (e c’è sempre di mezzo il mare)???? Adesso che ci penso sono l’unico che non centra nulla con il mare!!!

Tra notai, agenti immobiliari, zii, cugini, fax, mail e telefonate non ci sto a capire più nulla!!!

La sfiga sfortuna vuole è che io sia quello più vicino (sono pur sempre a 300 Km circa). Così Mercoledì prossimo viaggio premio solo dopo aver fatto la donazione (me l’hanno ricordato via tel, mail, sms che sono nuovamente arruolabile).

Per farmi abbassare la pressione, prendiamola a ridere e facciamo un giochino: chi indovina le 4 regioni coinvolte nel tourbillon di questa eredità?

PS: Mago, se leggi non vale la tua risposta!

“AIUTINO”: due regioni non sono solo bagnate dal mare, sono proprio circondate!!!

Giocate ascoltando i Dire Straits in “Money for Nothing”

Questa volta sono pronto

Questa mattina mi sono preparato e vestito di tutto punto. Dall’alto al basso:

  • elmetto tedesco stile seconda guerra mondiale color verde
  • tuta mimetica di ordinanza e completa in dotazione all’esercito italiano in Somalia
  • anfibi danesi in dotazione negli anni 80 in pelle vulcanizzata

Voglio vedere se anche questa volta mi fregate come successo circa tre mesi fa, “In fondo lo sapevo“. Ma questa volta nessun prelevamento forzato, nessuna sirena e tutto filava come una freccia rossa. Arrivo in sala donazione, mi accomodo sul lettino e qui succede l’intoppo. Mi si avvicina la dottoressa M.T., giovane, carina con i suoi capelli biondi raccolti, sorriso e denti splendenti.

«Con che braccio fai il prelievo solitamente?»

«Destro. Oltre al sangue raro ho anche le vene timidi, per cui solitamente mi bucano in alto, qui in alto a destra.»

«Non c’è problema, se non la vedo chiamo la Bea.»

IO LA CHIAMEREI… sarai giovane, carina, ma secondo me non ne caviamo manco una provetta!!! Diciamo che dopo anni di sangue donato, ho affinato un sesto senso!

Dopo un po’ che tasta e rimugina:

«Ma qui si sente e e si vede bene!»

«Ok, sei tu la dottoressa.»

«Va be, chiamo Bea.»

Arriva la Bea (soprannominata la flaca) e dà il via libera. A questo punto, la giovane dottoressa con un colpo secco mi infila l’ago del 12. Dopo qualche secondo vedo la sua faccia perplessa. Mi sa che non ha centrato bene il buco. A quel punto con l’ago inserito inizia la sua personalissima caccia al tesoro ravanando alla ricerca del punto giusto.

«Senti pungere?»

«Per il momento no!»

Dopo 30 secondi:

«Senti pungere?»

«Un po’!!!»

Si avvicina un’infermiera e chiede alla dottoressa M.T.:

«Hai per caso bisogno di una mano?»

SIIIIIIIIIII, toglile quell’ago dalla mano, ti prego!!!

«No, no, ce la faccio!»

Sei sicura?, guarda che stai giocando con la mia vena, vero che ne ho tante, ma ci tengo alla mia vena!!!

«Senti pungere?»

Se ti dico si, la finiamo questa tortura, per me, ma anche per te! Niente da fare, continua imperterrita come una novella Indiana Jones alla ricerca del sangue perduto, ma di sangue nemmeno una goccia.

Si avvicina un’altra infermiera che riesce a convincerla che forse è il caso di finirla lì, nel frattempo la macchinetta aveva emesso un bel bip, tempo scaduto, trascorsi più di quattro minuti, game over!

«Te la senti di provare con l’altro braccio?»

«Come no, sono qui apposta, ma se non va nemmeno con il sinistro non mi chiedete la giugulare!»

«Ma qui c’è una vena bellissima, gli mettiamo una bella croce.»

Non ne dubitavo!

L’infermiera chiede alla dottoressa:

«Te la senti di riprovare?»

«Nooooo, fai pure tu!»

E VAIIII, che forse riesco a donare!!

E così sono riuscito a portare a termine la donazione. La prossima volta che torno se la rivedo, fingerò un attacco di panico ed salterò la donazione!

Oggi in regalo una bellissima borsa per la spesa!

In fondo lo sapevo

Arrivo in ospedale verso le 8.15 e ho una fame della miseria perché il mio caro e benedetto figliolo ha deciso di aprire le danze della giornata alle 5.30; peccato che oggi avevo deciso di andare a donare il sangue per cui ero a digiuno e già mi vedevo stramazzare al suolo non per il calo di pressione ma per la mancanza di zuccheri. Mi metto in fila per l’accettazione, c’è fila, ma il venerdì è sempre così, cosa non si fa per un giorno di ferie.

“Buongiorno”

“Buongiorno, sono Ruben”

A quel punto scattano tutti allarmi possibili del centro donazioni, sirene e luci lampeggianti scattano all’unisono, tutte le vie d’uscita vengono bloccate, vengo prelevato di forza da due teste di cuoio che si sono calati da una botola del soffitto e vengo dolcemente accompagnato in una stanza in cui mi trovo in compagnia di una dottoressa:

“Buongiorno, lei è il signor Ruben?”

“Si, sono io. Quanti giorni di vita mi rimangono?”

“Tranquillo, non si faccia impressionare dalle sirene, dai lampeggianti e dalle teste di cuoio. La stavamo aspettando.”

A queste parole mi sono sentito tanto Fantozzi quando viene accompagnato dal mega direttore generale.

“Si figuri, sono abituato a trovarmi in situazioni del genere tutti i giorni quando mi ritrovo seduto alla mia scrivania. Quanti giorni di vita mi rimangono?”

“Lei ha il sangue raro.

“Che culo!”

Lei ha veramente sangue raro e per questo la stavamo aspettando. Per lei non cambia nulla, ma le chiediamo l’autorizzazione per essere congelato.”

Ma poi mi scongelate?”

Non lei, ma il suo sangue verrà congelato.”

Ahhh, quasi quasi ci facevo un pensierino”

Il suo sangue ha particolari antigeni non comuni che possono essere d’aiuto per quelle persone che avendo bisogno d sangue hanno sviluppato degli anticorpi per cui la normale trasfusione di sangue sarebbe pericolosa; il suo sangue prelevato verrà congelato, proprio perché raro, e utilizzato solo per quei pazienti con bisogno del suo sangue. Vuole darci il consenso per il congelamento del sangue, non suo?”

Si, va bene”

Sono uscito questa mattina da casa convinto di andare a fare la solita donazione e mi sono scoperto essere un donatore raro, mi sono trovato coinvolto con una dottoressa gentilissima a cui hanno affidato questo progetto che deve sicuramente sistemare le procedure, dalla contentezza di avermi lì in carne e ossa mi ha mandato a fare la visita prima del prelievo, sembrava una bambina a cui la mamma aveva appena regalato la bambola più bella del mondo, ha alzato un po’ i toni con l’infermiera che mi ha bucato (una mano d’oro, non mi sono accorto di nulla) per colpa delle etichette da appiccicare sulle provette che nel mio caso non erano più due, ma bensì cinque oltre al sangue da prelevare, mi ha fatto compagnia durante la colazione dandomi tutte le informazioni e rispondendo alle mie domande:

“Mettiamo che io abbia bisogno di sangue, speriamo mai, ma mettiamo che mi serva del sangue, io avrei bisogno di sangue raro? Per capire, se devo sentirmi più contento o più sfigato?”

No, in questo momento lei non ha alcun anticorpo, quindi può ricevere sangue normale, ma se MAI dovesse averne bisogno, il suo sangue sarà conservato anche per un suo eventuale bisogno.”

Fiuuuu… mi sento meglio!”

Alla fine me ne vado dal centro con sottofondo di fanfare e rulli di tamburi su un tappeto rosso degno delle più famose star del cinema, stringo mani, saluto e benedico tutti manco fossi il Papa e tutto orgoglioso vado a prendere il mio scooter. Faccio per partire e mi ricordo di non aver ritirato il certificato attestante l’avvenuta donazione: avrò pure il sangue raro, ma sai quanto gliene può fregare alla segreteria se lunedì non gli porto il certificato!

Drakula

Come  capita ormai abitualmente ogni tre mesi circa ho dato il mio contributo all’ADO. E’ un’abitudine che ho ereditato da mio padre e mi ricordo i suoi racconti dei panini dell’Istituto dei Tumori dove all’epoca andava a donare. Io non riesco a mangiare panini alle 9 del mattino dopo la donazione, faccio una colazione tradizionale, cappuccino (della macchinetta – mi sembra di essere in ufficio), una brioche, qualche biscotto e un bicchiere di latte fresco. Faccio nel mio piccolo del bene e questo mi permette di tenere sotto controllo periodicamente uno dei miei più cari amici, il fidato colesterolo. E poi ho il mio bel giorno di vacanza dall’ufficio che è cosa buona ogni tanto.

I personaggi che incontro al centro meritano invece un discorso a parte. C’è la killer che ha avuto il piacere di battezzare la mia prima donazione rompendo la vena (“sento un forte bruciore al braccio, tutto normale?“) e riesce a farmi male anche con il solo prelievo che adesso consiste nel bucare il polpastrello del dito. La flaca, vera e propria padrona di casa, che dispensa informazioni e consigli ai 4 venti e ne sa sempre più di tutti. La bionda che ha un tocco magico e riesce sempre a far si che la mia donazione non finisca come la prima volta. La sindacalista che racconta sempre dei problemi con le riorganizzazioni lavorative. La zingara, dolcissima nei modi di fare, che dall’aspetto e dall’abbigliamento ricorda una gitana.

E poi ci sono i donatori. I silenziosi (che si rilassano giochicchiando con la pallina – stringi e molla), i logorroici del tempo, piuttosto che starsene belli quieti sul lettino devono per forza dire qualcosa e il tempo è sempre un buon tema, gli abituè che salutano tutti in modo caloroso come se si ritrovassero dalla zia a fare il barbecue, gli storici che sembrano in gita premio e vorrebbero l’attestato (stile punti fedeltà della carta carburante) e infine i novellini alla prima donazione che ostentano tranquillità, ma in realtà sono vicinissimi ad andare in panico (e come dargli torto quando vedi l’ago del 12, più che un ago sembra un’idrante!).

E alla fine c’è anche un piccolo cadeau, questo giro mi sono beccato una bellissima chiavetta usb da 2G a forma di cuore! 🙂