Di banane, nonni e ricordi

Mi sono appena mangiato una banana! Embè che c’è di strano vi starete chiedendo. Detto così in effetti non c’è nulla di particolare, se a uno piacciono che bisogno c’è di scriverlo manco fossi un macaco, ma come spesso succede, anche questa storia inizia con “c’era una volta…”

Durante la malattia di mia mamma facevo i salti mortali cercando di organizzarmi in modo da perdere meno ore di lavoro. Per esempio quando doveva fare la chemio soprattutto il secondo ciclo che era meno forte l’accompagnavo alla mattina, ritornavo in ufficio e poi solitamente verso l’una andavo a riprendere mia mamma e il pranzo per me in tutte queste occasioni era sempre una banana, veloce da mangiare, non mi sporcavo e soprattutto potevo tranquillamente mangiarla in auto.

Nei due anni di malattia di mia mamma a casa mia non sono mancate mai le banane, anche perché le sedute di chemio e radio sono state tante anche se alla fine non sono servite a nulla.

Dopo la morte di mia mamma ho avuto un rigetto, non solo non riuscivo più a mangiarle, ma mi dava fastidio anche comprarle, qualche volta ci ho provato, ma sono rimaste in credenza a marcire. Anche se non centra per esempio non riesco più a bere Piña Colada, ma questa è tutta un’altra storia.

Sabato scorso le ho comprate nuovamente e oggi ho ho superato il rigetto da banana, non se definitivo, ma un primo passo l’ho fatto. E forse l’ho fatto anche pensando alla giornata di venerdì all’asilo. Altro passo indietro.

Lunedì la classe dei nanetti delle farfalle ha fatto una capatina all’Slunga come lo scorso anno a comprare tante cosine buone per la merenda con i nonni che si terrà appunto domani pomeriggio. Edo è tutto entusiasta e non sta nella pelle soprattutto di far conoscere a tutti suo nonno Ico anche se secondo me ormai anche i muri ne hanno avuto notizia. Mi chiedo cosa penserà vedendo magari qualche bimbo con 4 nonni e non 2, per Edo i nonni sono solo i miei suoceri e probabilmente nella sua testa di nonni ce ne sono solo due per tutti o invece magari non ci farà nemmeno caso.

Aveva solo 8 mesi quando mia mamma è morta e chissà se in uno sperduto angolo del suo cuoricino ne è rimasto un piccolo e vago ricordo.

Da leggere ascoltando Zucchero in “Diamante”

13 Responses to Di banane, nonni e ricordi

  1. Ci sono certi odori, uno su tutti: quello della saponetta Palmolive classica, che dopo 40 anni riescono ancora a darmi una stilettata di dolore.
    E non riesco a usarla, figurarsi comprarla.

  2. Grazie per condiviso questo tuo frammento di vita. Io ho perso mio padre a 19 anni, è stato veloce, ci ho messo 6 mesi per rendermi conto che non sarebbe mai più entrato dalla porta di casa. Ma ogni giorno di questi 19 anni c’è stato qualcosa che mi ha raccontato di lui.
    Ps: si capisce che stai leggendo Lucarelli!!

  3. Io sono certa che nel cuore dei bimbi c’è un posto per tutto, anche quello che a noi sembra impensabile.

  4. pollywantsacracker

    lor la prendono come viene, non ti preoccupare. le mie bimbe hanno solo una nonna, eppure…
    abbraccio forte!

  5. io non ho più mangiato yoghurt per 10 anni, dopo averne dato tutti i giorni per mesi a mio padre immobilizzato a letto dopo un ictus dovuto ad una chemio sbagliata (o troppo forte).
    c’ho fatto pace da poco.

    EDO non ricorderà tua mamma, ma di certo ricorderà la sensazione di tua mamma; che poi è quello che conta… la trasmissione dell’emozione del ricordo.

  6. @Mammozza
    Sono influenzato da Lucarelli???

  7. L’importante credo sia riconciliarsi con tutto. Coi propri dolori, coi propri sensi di colpa, con i propri ricordi.
    Si sopravvive non in una fredda lapide, ma nei gesti e nei pensieri di chi ti ha amato. E credo che Edo, a pensarci bene, conosca i suoi nonni più di quanto crediamo..

  8. io tre dei quattro nonni non li ho mai conosciuti, però ce li ho nel cuore lo stesso!

  9. Leggendo il tuo post mi è subito sembrato di rivivere certe atmosfere noir e di suspance tipo:
    – ma come spesso succede, anche questa storia inizia con “c’era una volta…”
    – ma questa è tutta un’altra storia (dai questa la ripete sempre durante le sue trasmissioni, accompagnano con ila suo caratteristico gesticolare con le mani)
    Poi mi è caduto l’occhio sulla barra laterale….
    “Almost Blue”
    Bingo!
    Mi chiedo solo se le citazioni sono state volontarie o meno.
    Il mio compagno mi fa fare le infusioni di Lucarelli tra libri trasmissioni e conferenze.
    Ciao

  10. io ho vissuto la stessa cosa con la spremuta d’arancia. È stata l’ultima che ho preparato a mio padre ed é l’ultima immagine che ho di lui.
    Io penso che le persone possano vivere con il ricordo degli altri. peró non inganniamoci. In fondo sappiamo che non é uguale. Qualcuno che manca manca e basta. Chi non l’ha conosciuto, per quanto possa essere vicino, non può sapere….

  11. Mi hai commossa e voglio raccontarti una storia:
    C’era una volta… una ragazza di 15 anni che tutti i giorni alle 12.30 al’uscita di scuola, faceva 4 km in bicicletta, per andare a imboccare in un letto d’ospedale il suo papà. Un giorno entrando in quella stanza si era accorta che un signore stava male, tanto male… lei avrebbe voluto uscire, ma non poteva lasciare solo il suo papà, lo imboccava evitando di guardare quel letto. Con un gesto della mano il suo papà, la incitava ad uscire, ma lei che faceva ogni cosa con abnegazione, continuava imperterrita a dargli da mangiare. Pochi attimi prima di salire in cielo, quel signore, ha lasciato un brutto ricordo, che la ragazza non ha potuto reggere.
    Aeva sentito le gambe tremare i suoni sembravano lontani, poi nebbia… un’infermiere la chiamava e lei impaurita, piano piano si riprendeva.
    Da quel giorno, quella bimba per almeno 30 anni , ogni volta che qualcuno versava vino rosso a tavola, si girava.
    Gli anni passano e ne sono passati tanti, io sono sempre astemia ma, credo di aver superato quanto è successo.
    Ti capisco, e come vedi il tempo riesce sempre a mettere ordine nella nostra vita.
    Restano comunque i ricordi…ho i lucciconi agli occhi e voglio dirti che quando sarà il momento Edo farà domande e tu saprai parlargli, magari con i lucciconi agli occhi,proprio come me e il suo cuore si aprirà per fare spazio a quell’amore che non ha conosciuto, ma che già sente attraverso le tue parole,
    fino a ritrovare l’immagine e tutto il calore di quella nonna e di quel nonno che lui sentirà accanto a lui.
    Una nonna

  12. Quanta tenerezza nel tuo post!
    Un abbraccio grande grande e una preghiera per la tua mamma, che sicuramente vi segue da lassù.
    Kriegio

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