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Le prime dieci righe

“Il viaggio della speranza… parole residue, tra le tante in fondo alla giornata. Le ho lette in farmacia, su un bussolotto di vetro accanto alla cassa, c’era l’asola per infilare i soldi e la fotografia di un bambino appiccicata con lo scotch, uno di quelli da portare lontano per tentare un’operazione, un viaggio della speranza, appunto. Mi giro sul cuscino, macino respiri sonori. Guardo il corpo di Giuliano, fermo, pesante. Dorme come dorme lui, supino, a torso nudo. Dalla bocca ogni tanto cava fuori un piccolo grugnito, come una bestia placida che scaccia moscerini.”

Venuto al mondo, Margaret Mazzantini, Mondadori, 2008

Le prime dieci righe, MiV: non è il libro in assoluto che amo di più, ma sicuramente quello che negli ultimi tempi di lettura mi ha emozionato di più.

Letture e sport

“– Ma non ci puoi anticipare qualcosa? – domandò
timidamente Murder.
– No! Vi posso solo dire che è un’azione che ci farà
balzare di colpo in testa alla top list delle sette sataniche
d’Italia.
Silvietta gli afferrò un polso. – Mantos, dài ti prego, dicci
qualcosina. Sono troppo curiosa…
– No! Ho detto di no! Dovete aspettare. Se fra una
settimana non vi porto un progetto serio, allora grazie, ci
diamo una bella stretta di mano e sciogliamo la setta. Va
bene? – Si mise in piedi. Gli occhi neri gli erano diventati
rossi, riflettevano le fiamme del forno delle pizze. – Ora
discepoli onoratemi!
Gli adepti abbassarono il capo. Il leader sollevò gli occhi al
soffitto e allargò le braccia.
– Chi è il vostro padre carismatico?
– Tu! – dissero in coro le Belve.
– Chi ha scritto le Tavole del Male?
–Tu!
– Chi vi ha insegnato la Liturgia delle Tenebre?
– Tu!
– Chi ha ordinato le pappardelle alla lepre? – fece il
cameriere con una sfilza di piatti fumanti sulle braccia.
– Io! – Saverio allungò una mano.
– Non toccare che scottano.
Il leader delle Belve di Abaddon si sedette e in silenzio
cominciò a mangiare.”

(Ammaniti – “Che la festa cominci”)

Dopo la leggerezza (vedi estratto sopra) per alcuni tratti dell’ultimo libro letto “Che la festa cominci”, ho deciso di continuare su questo tipo genere, sia chiaro che non sto mettendo sullo stesso piano un romanzo di Ammaniti con una biografia di un calciatore, ma ogni tanto bisogna dare una spolverata ai pregiudizi, quelli sul mondo del calcio poi ce ne sono da riempire una biblioteca – e lo scrivo da tifoso e da amante di questo sport – per non parlare dei libri che questi miliardari (ops, sono rimasto alla Lira) mandano in stampa dove di loro c’è solo il nome, abituati come sono a far solo autografi o mettere firme su ricchi contratti. Per cui da oggi, vai con “Io, Ibra” e che i miei 4 neuroni (sono un ottimista!) in croce non chiedano asilo politico.

Poi però mi sono anche detto: perchè? Perchè no? Ci perdo qualcosa a leggere i racconti di Ibrahimovic messi su carta rigorosamente digitale da un certo David Lagercrantz? Ho anche letto l’ultimo Fabio Volo – omioddio Fabio Volo nooooooo! Mi sono andato a spulciare la classifica del Corriere e Ibra è pure in classifica, come Volo del resto.

PS: se qualcuno pensa che influenzi il grande sulle scelte importanti della vita, per esempio che squadra di calcio tifare, si baglia di grosso!

Da leggere ascoltando Dire Straits in “Where Do You Think You’re Going”

{this moment}

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“A Friday ritual. A single photo – no words – capturing a moment from the week. A simple, special, extraordinary moment. A moment I want to pause, savor and remember.”

Words and Inspiration By Amanda and many others…

Da guardare ascoltando Adele in “One and only”

Un ragazzo speciale

Nella mia rubrica telefonica del cellulare ho salvato un numero con il nome “Piazz”, ma il Piazz che ho io è il papà di Gabriele, un ragazzo fuori dal comune, in tutti i sensi, sia sui campetti di basket di Milano sia nella vita.

Il giorno del matrimonio è passato a salutarmi, stesso pianerottolo, bastava mettere fuori la testa da casa lasciandomi con la promessa che sarebbe passato: non l’ha fatto, ma era fatto così. Un anno dopo Gabriele decideva di andare a giocare a pallacanestro su altri campi.

E’ vivo ancora in me il ricordo dell’estate trascorsa in Sicilia con la sua spalla operata seduto in riva al mare, il volto triste, avrebbe voluto trovarsi semplicemente con un pallone in mano da un’altra parte.

Uno dei miei pochi rimpianti… non averlo mai visto giocare! Uno giocatore così straordinario avrebbe meritato.

Un libro di Daniele Vecchi (“HEROES – Eroi del playground persi per strada”) dedica un capitolo a Gabriele, forse il più bello e toccante e non solo perché lo conoscevo e non solo perché conosco i suoi genitori o sua sorella, ma solo perché Gabriele è uno straordinario ragazzo.

«Ci sono persone che lasciano il segno. Lasciano il segno su qualsiasi persona con cui vengono a contatto, lasciano il segno sull’ambiente circostante, si sente la presenza, si sa che quella persona c’è, o c’è stata, o ci sarà sempre, in quell’ambiente, in quel determinato ambito. Un segno indelebile, anche se queste persone si conoscono di sfuggita, se si vedono anche solamente una volta, anche se non ci si parla, anche se magari si è abituati a vederli in giro, nei locali, per la strada, su qualche foto sul giornale, si sa che esistono, si sa che ci sono, e basta, si danno per scontati. Gabriele Piazzolla, un ragazzo solare, uno di quelli che lascia il segno, un segno indelebile. Un gran bel ragazzo, una mancata carriera di modello, un talento cestistico fuori dal normale. Il Piazz, tutti lo conoscevano così, nei vari campetti di Milano, nelle varie squadre dove ha giocato, Gabriele era il Piazz, l’incontenibile, immarcabile, esuberante, esaltante Piazz. Il Piazz contro il Pozz.
One on one.
Uno contro l’altro al playground di Via Dezza, o al Sempione. Che sfida sarebbe stata. Se solo Gianmarco Pozzecco quella sera all’Hollywood avesse accettato, se solo avesse raccolto il guanto della sfida lanciatogli da Gabriele Piazzolla in quel luogo trendy così lontano migliaia di anni luce dallo spirito di divertimento e di competizione che animava Gabriele Piazzolla, se il Pozz avesse detto “ok, posto e ora, fammi vedere cosa sai fare”, la sfida sarebbe andata in onda, e molti degli ex-compagni di squadra o di campetto di Piazz erano e sono ancora tuttora pronti a scommettere che per il Pozz non sarebbe stato così facile, anzi, sarebbe stata durissima, sarebbe forse anche stata una sconfitta…..

…Classe 1981, Gabriele Piazzolla era un ragazzo che amava e rispettava il gioco, un entusiasta del mondo, un generoso, un amico fraterno, un sorriso sempre pronto a rincuorarti, una parola dissacrante che sdrammatizzava una situazione pesante, un genuino, un ragazzo vero e una persona vera, di rara intelligenza, un genio e uno sregolato, nel senso più bello, positivo e affettivo del termine. E giocava, giocava che era un piacere vederlo. Ti entusiasmava fin dal primo momento in cui lo vedevi muoversi con il pallone in mano. Il Piazz non faceva un passo indietro. Il Piazz spaccava. Un metro e ottantatre centimetri di altezza, un fisico compatto, agilissimo e con una esplosività intrinseca impressionante, un ball-handling che blindava il pallone, una partenza bruciante sia a destra sia a sinistra, una varietà di soluzioni offensive infinita,…»

Dal capitolo dedicato a Gabriele Piazzolla, il re del playground milanese, scomparso il 23 maggio 2006 a 25 anni.

Da leggere ascoltando Sting in “Fields of gold”

Giveaway per l’atrofia muscolare spinale

giveaway_mammadifretta Mi ero ripromesso di non partecipare più ad alcun “gioco a premio” tra blog, ma questa volta faccio un’eccezione per questo (il libro in premio poi è davvero bello!), per l’impegno, la dedizione, l’amore e la sofferenza di chi deve lottare contro una malattia genetica che causa difficoltà nel camminare, nel muoversi e nel respirare: la sma (Atrofia muscolare spinale) è la prima causa di morte infantile per malattia genetica. Se volete saperne di più visitate il blog Mamme degli angeli.

Da ascoltare con Eric Clapton in “Tears in heaven”

“La solitudine…

…dei numeri primi”: i primi due capitoli valgono tutto il libro. Gli episodi giovanili, tragici nella loro diversità, dei due protagonisti sono raccontati e descritti in modo così sublime, reale, ti sembra di essere lì al fianco dei protagonisti, sono così suggestivi che fanno in modo di tenerti inchiodato alla lettura fino all’ultima pagina.

Ho conosciuto Lisbeth

Ho conosciuto Lisbeth Salander!!!!

Si, proprio lei, l’eroina di Stieg Larsson! Ero in conf e Lisbeth si è materializzata alla scrivania di fianco alla mia, quella del mio capo per intenderci (fino a quel momento la conoscenza era limitata al telefono e alle mail). Stesso fisico minuto (che tradotto significa piatta come una tavola di surf), capelli corti con ciuffo ribelle, stessa quantità di orecchini ai lobi e al naso, non so se munita di piercing e tatuaggi nascosti, ma sembra proprio che Stieg Larsson si sia ispirata a lei: ho avuto un’irrefrenabile istinto di fotografarla, ma non avrei saputo giustificare lo scatto!

Peccato aver concluso la trilogia Millennium, altrimenti durante la lettura avrei associato un preciso volto al personaggio di Lisbeth e… che volto!!! 🙂

NOTA DI SERVIZIO: l’appuntamento settimanale con “Buio in sala” di Natixdelinquere salta un giro.

Lucciole

«All’inizio di luglio nel boschetto di pitosfori sotto casa mia, nelle notti senza luna, lampeggiavano migliaia di lucciole. Si andavano a poggiare sui pitosfori, che sembravano alberi di Natale. Erano le 10 di sera e io abbracciavo forsennatamente una bambina bellissima che aveva 15 anni. Aveva degli occhi azzurri incredibili. A 20 metri il respiro calmo di un mare con un odore di mare memorabile. Poi il profumo del pitosforo, quello aristocratico. Io allora ho detto: “Scusa un attimo”. Ho fatto 100 metri di corsa, da una baracca che vende i pezzetti di cocco mi sono fatto prestare un bicchiere (ovviamente di vetro, non c’erano ancora quelli volgari di plastica bianca) e l’ho riempito di lucciole. L’ho rovesciato sul palmo della mia mano sinistra: una lanterna magica. E con quella lanterna magica  le ho illuminato il viso e ho scoperto una cosa che alla luce del sole non avevo mai visto: sul naso e sulle gote aveva tante piccole e meravigliose efelidi. Quello è stato il momento più felice della mia vita. La bambina era Maura, mia moglie. Gli odori sono la cosa più importante di quegli anni. Ma non si possono fotografare né incidere: si possono solo raccontare malamente. Mi piacerebbe averli chiusi in tanti piccoli boccetti e ora che sono vecchio, di notte, quando non posso dormire, stapparli e respirare profondamente l’odore del mare, del pitosforo, ma soprattutto quello di mia moglie a 15 anni. »

(Paolo Villaggio – Crociera Lo Cost)

“Quello che i mariti non devono fare”

Domenica mattina trascorsa in centro, facendo un giro tra piccioni e turisti stranieri in visita alle bellezze cittadine. Naturalmente siamo arrivati presto, la sveglia di Edo è sempre rigorosamente sincronizzata con l’alba e grazie a questo ci siamo evitati un … Read more »