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Il nostro piccolo viaggio

 Photo by Edo Il posto scelto per la sua prima partita allo stadio non è stato sicuramente il migliore che potessi prendere, prima fila secondo anello arancio, visione campo stile carcere, ma era comodo visto che per gli under 7 … Read more »

Buio in sala: “Basilicata coast to coast” (2010)

Care le mie NxD, rieccomi finalmente, dopo settimane di assenza ritorno con un film italiano, una commedia on the road come dicono quelli che se ne intendono.

Trama (da wiki): “Quattro amici di Maratea, Nicola Palmieri (Rocco Papaleo) tastiere e voce, Franco Cardillo (Max Gazzé) contrabbasso, Salvatore Chiarelli (Paolo Briguglia) chitarra e Roccbasilicatacoasttocoasto Santamaria (Alessandro Gassman) percussioni, da ragazzi avevano fondato una piccola band di provincia. Ora invece sono un professore di matematica, un falegname, un tabaccaio e un attore. In una calda estate lucana, i quattro decidono di partecipare al festival nazionale del teatro-canzone di Scanzano Jonico e si danno il nome alternativo “Le Pale Eoliche”. Da Maratea a Scanzano Jonico, i quattro amici devono attraversare tutta la Basilicata, dalla costa tirrenica alla costa ionica.”

Mi sono divertito molto a vedere questo viaggio, mi sono fatto accompagnare attraverso paesaggi lucani che non conosco, la musica è il filo conduttore insieme al viaggio e il tutto è ricamato da una bellissima fotografia. Un bel film che si vede volentieri tra risate, silenzi e canzoni con personaggi un po’ caricaturali come Max Gazzè, bassista che causa sofferenza amorosa non parla più oppure il buon Alessandro Gasmann che si spaccia per attore, ma in realtà non lavora da anni nemmeno per fare una pubblicità. E’ un viaggio intrapreso da quattro amici a cui si unisce una giornalista figlia di papà (Giovanna Mezzogiorno) per raccontare questo strano viaggio. Pensatore, ideatore di questo viaggio è Rocco Papaleo bravissimo come sempre (indimenticabile con il parrucchino biondo nel film di Pieraccioni “Una moglie bellissima”):

«La Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi.»

Vi lascio con la scena più dolce di tutto il film, un omaggio a tutte le donne, mogli e madri che leggono il blog, un omaggio naturalmente alla donna che ho scelto di avere al mio fianco:

Da leggere ascoltando “Basilicata on my mind”, colonna sonora del film

Questo post partecipa alla rubrica BUIO IN SALA, mercoledì cinematografico di Mamma F & Mamma C di Nati per delinquere. Grazie e buona visione.

Partiamo dalla fine

Si crede che esista un’antica tradizione che vuole che Venerdì 13 sia una combinazione di giorno e data particolarmente sfortunata (peraltro quello appena passato è l’unico Venerdì 13 del 2010). Quella del Venerdì 13 è una superstizione diffusa, molto diffusa, ma quando ho prenotato il volo di ritorno non ci ho fatto caso anche perché non credo assolutamente a queste cose, ma poi il giorno della partenza il numero 13 l’ho incontrato molte volte, troppe per non farci un pensierino… Non ci credete?

Partenza: Venerdì 13

Volo: VE 7013

Gate: 13 (poteva essere diversamente?)

e per finire a bordo ho contato 13 suore!!! (nulla contro le deliziose sorelle in abito bianco, però…)

Come scritto, non sono superstizioso, ma una grattatina alle parti basse fatta con nonchalance mentre salivo la scaletta dell’aereo con in braccio Edo l’ho data, non si sa mai!!! 😀

E da oggi si riprende pure a lavorare con il pensiero ancora al sole appena lasciato, al mare trasparente e caldo che ci ha visto nuotare e a tutte le granite caffè con panna mangiate alla mattina al posto del tristissimo cappuccino di oggi.

Generacion Y

Seguendo per caso uno speciale del Tg1 e stuzzicato da un commento di Papà Alto di qualche giorno fa ho scoperto un blog davvero interessante di una blogger cubana famosa in mezzo mondo, ma praticamente sconosciuta ai cubani e questo perché il suo lavoro è censurato dal governo. Lei è considerata una dissidente, ma il suo obiettivo è solo quello di avere la possibilità di poter esprimere le proprie idee e di farlo in libertà e sicurezza.

Ho avuto modo di conoscere Cuba durante il viaggio di nozze, un meraviglioso incontro con una terra bellissima, con gente ospitale e sempre sorridente, avendo avuto la possibilità di visitare Cuba lontana dagli stereotipi delle agenzie di viaggi, piena di risvolti e contraddizioni che mi ha lasciato dentro una magia unica, ma anche un senso di tristezza per come vivono, per la sofferenza, per la povertà ma sempre con una dignità e un sorriso da invidiare. Posto due foto tra quelle innumerevoli fatte che credo rappresentino bene quello che di Cuba mi è rimasto nel cuore.

Il mitico “cammello” (si può intuire dalla foto perché così soprannominato), un bus che corre per le vie dell’Avana: si sostiene che le donne salgano vergini e scendano embarazadas.

Questa foto rubata dal pulman credo che sia l’emblema di Cuba, del castrismo, dell’idea di socialismo (unico posto al mondo dove resiste dopo la caduta del muro dell’89), della libertà che non c’è e della desolata e triste consapevolezza della maggior parte dei cubani che Fidel Castro non morirà mai.

“La mia è solo l’opinione di una cittadina cubana che si chiede ogni giorno perché il paese dove vive non somigli a quello che le avevano promesso quando era una bambina”. (Yoani Sanchez)

“Nell’ottobre 2009 le è stato assegnato il Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University di New York, ma si è vista negare (per la quarta volta negli ultimi due anni) il permesso di lasciare Cuba per andare a ricevere il premio – inviando quindi un breve video di accettazione.” (Fonte Wikipedia)

Per chi conosce lo spagnolo e vuole scoprire una Cuba diversa: Generacion Y, altrimenti lo trovate qui.